Volkswagen, emissioni truccate per 11 milioni di auto nel mondo.


Lo scandalo delle emissioni truccate che ha travolto il gruppo Volkswagen negli Usa inizia ad assumere contorni ben più estesi di quanto si pensasse fino a ieri: in una nota diffusa stamane, il gruppo tedesco ha ammesso che il software utilizzato negli States per ingannare i controlli sulle emissioni di quasi 500mila veicoli diesel, è installato su altri 11 milioni di vetture vendute in tutto il mondo. Il colosso tedesco ha inoltre annunciato che per coprire i costi legati alla vicenda, ha già accantonato circa 6,5 miliardi di euro dal bilancio del terzo trimestre dell’anno fiscale in corso.


Vw, 11 milioni i diesel truccati. Il gruppo ha spiegato che “sta lavorando a pieno ritmo per chiarire le irregolarità del software” e che “i nuovi veicoli Volkswagen attualmente sul mercato dell’Unione europea sono conformi alle disposizioni di legge e norme ambientali”. Il software in questione, prosegue la nota, non influisce sulle emissioni, il consumo o la manipolazione”. Tuttavia, ulteriori indagini interne condotte fino ad oggi “hanno rivelato delle “discrepanze” tra le emissioni dichiarate e quelle effettive per “11 milioni di veicoli in tutto il mondo equipaggiati con motori diesel tipo tipo EA 189”. Per eliminare queste “deviazioni” tra i risultati dei test e l’uso effettivo su strada, Volkswagen “sta lavorando intensamente, in contatto con le autorità competenti e l’autorità federale per i trasporti, il tedesco Kraftfahrtbundesamt (KBA) che si occupa dell’omologazione dei veicoli in questione. “Gli importi stimati” in vista della maxi-multa in arrivo dalle autorità americane e da altri organismi di controllo, “potrebbero essere rivisti, così come gli obiettivi di utile per il 2015, che saranno regolati di conseguenza”.



L’Ue pronta ad andare “fino in fondo”. Anche l’Italia avvia un’inchiesta. La questione delle emissioni inquinanti truccate è presa “molto seriamente” da Bruxelles, ha spiegato la portavoce Lucia Caudet. “Bisogna chiarire i fatti e andare fino in fondo” ha aggiunto, definendo prematuro l’esprimersi sulla necessità di eventuali misure su scala europea. La portavoce belga ha inoltre ricordato che mentre all’Ue la definizione dei limiti delle emissioni dei veicoli e dei test, il loro monitoraggio è spetta alle autorità nazionali “che hanno gli strumenti” per verificarle. In tal senso, il Ministero dei Trasporti ha avviato oggi un’inchiesta, interpellando non solo il costruttore di Wolfsburg ma anche il KBA per chiedere di conoscere “se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa, dove vigono regole differenti per l’omologazione, risulti essere praticato dalla stessa autorità tedesca per l’Europa” e se sui veicoli sono stati commercializzati in Italia. Nella lettera rivolta al KBA, il Ministero esprime “la preoccupazione in merito all’accaduto, in relazione alla protezione dell’ambiente e alle possibili ripercussioni sul sistema di omologazione dei veicoli, vigente nell’Unione Europea”, richiedendo di “acquisire i risultati dei controlli di conformità che il KBA vorrà effettuare, a tutela dell’ambiente, e della quantità di prodotti omologati per il mercato dell’Unione”.


Titolo in picchiata. Nonostante il tentativo di Volkswagen di correre ai ripari, il titolo precipita in borsa per il secondo giorno consecutivo, dopo il -18,6% segnato ieri. Alle ore 15:00 sul listino di Francoforte il titolo perde il -19,55%, venduto a 107 euro.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati