VILLA ROMA DI PIAZZA ARMERINA. SCONTRO TRA PROVINCIA E SOPRINTENDENZA AI BENI CULTURALI

Storia infinita quella della Villa Romana di Piazza Armerina. Dopo aver superato tutti gli ostacoli burocratici e politici, quando sembrava che l’inizio dei lavori di sistemazione dell’esterno fossero ormai imminenti tutto pare complicarsi. Gli enti preposti al controllo e allo svolgimento dei lavori , provincia , sopraintendenza ai beni culturali, comune di Piazza Armerina, alto commissariato alla Villa, regione siciliana, invece di ricercare un certo coordinamento necessario a portare avanti velocemente i lavori iniziano a litigare tra loro.
Questo dimostra i limiti di una legislazione poco chiara in materia di restauri archeologici che innesca un sistema perverso in cui ruoli e funzioni risultano spesso sovrapposti. Così succede che ciò che va bene per uno non va bene per l’altro in una gioco di ripicche e vendette che finiranno , alla fine, per danneggiare la delicata fase operativa.
Materia del contendere, ancora una volta, la strada provinciale che conduce al sito archeologico e i commercianti che vi stazionano con le loro bancarelle di souvenir. La provincia vorrebbe creare un percorso alternativo per permettere l’arrivo dei mezzi pesanti necessari al trasporto dei materiali alla Villa così da non rimuovere le bancarelle, la soprintendenza ai beni culturali non autorizza i lavori del percorso alternativo perché è contraria a questa soluzione e ha da sempre mal sopportato la presenza della bancarelle. I giorni nel frattempo passano.
Il Sindaco di Piazza Armerina , Maurizio Prestifilippo, alcuni mesi fa viene invitato dalla soprintendenza a provvedere alla spostamento dei commercianti pena la mancata autorizzazione all’inizio dei lavori di restauro e poco dopo viene duramente richiamato dal consiglio provinciale che censura il suo comportamento all’unanimità. Ieri Il presidente delle provincia ha rilasciato una dichiarazione che accusa la soprintendenza di

impedire l’inizio dei lavori”.
Questa situazione confusa ha due effetti: il primo di ritardare l’inizio del restauro, il secondo di innescare un meccanismo in base al quale se dovesse verificarsi l’ipotesi di un blocco generale del progetto sarebbe difficile trovare un responsabile poiché ognuno addebiterebbe la colpa a qualcun altro.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati