Veronica Panarello a processo: “Lorys era un amico, non un figlio”

 Una guerra di perizie. Il medico legale, nominato dalla Procura, ha messo nero su bianco che le impronte sul collo del bambino non sarebbero compatibili con quelle di un cavetto usb che, secondo Veronica Panarello, Andrea Stival avrebbe usato per uccidere il piccolo Lorys. La Panarello è anche intervenuta nel corso dell'udienza per dire, in pochi secondi, che l' 8 dicembre 2014, durante un'interrogatorio in Procura, non ha mentito quando quando diceva di aver accompagnato il figlio a scuola: "Non ho mentito, è quello che ricordavo" ha ribadito in aula.

AGGIORNAMENTO ORE 14 – E' terminata l'udienza. Gli avvocati, i periti, Davide Stival, suo padre e Franco Panarello sono usciti dall'aula. Il papà di Veronica Panarello non ha voluto rilasciare dichiarazione ai cronisti mentre il nonno Andrea Stival, chiamato in correità dalla madre del piccolo Lorys, ha parlato per la prima volta fuori dal Tribunale di Ragusa. L'udienza è stata rinviata al 18 luglio.

E' cominciato alle 10, al Tribunale di Ragusa, il processo a carico di Veronica Panarello, la madre del piccolo Lorys, accusata di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. In aula presenti il papà Davide Stival, il nonno Andrea e il padre dell'imputata, Francesco Panarello. Il legale Francesco Villardita ha sollevato un'eccezione in merito alla presenza di Andrea Stival al processo poiché indagato (per atto dovuto), a seguito della chiamata in correità della Panarello. La madre del piccolo Lorys, infatti, nella sua quarta versione, lo ha accusato dell'omicidio: avrebbe ucciso il nipote con un cavetto usb. Il movente? La loro presunta relazione extraconiugale.

Rischia 30 anni di reclusione
Veronica Panarello, fisicamente meno provata, è entrata in aula senza parlare e senza rivolgere lo sguardo al marito Davide. La mamma del piccolo Lorys, adesso, rischia una condanna a 30 anni di reclusione: non godrà né di sconti di pena né del proscioglimento. Secondo la relazione elaborata dai periti nominati dal Tribunale di Ragusa, la Panarello è capace di intendere e di volere, può partecipare coscientemente al processo e non ha alcun disturbo clinicamente rilevante.

Processo a porte chiuse
Il processo si terrà, con rito abbreviato, a porte chiuse. Non è consentito l'ingresso né delle telecamere né dei giornalisti. E' apparso sereno anche Davide Stival che, qualche giorno fa, ha scritto una lettera al figlio in occasione del suo decimo compleanno: "Voglio ricordarti felice. Sei il nostro angelo custode". Per Maria Costanzo, psicologa consulente di Davide Stival, il legame tra la Panarello e il figlio sarebbe "emotivamente distorto": "Veronica non era un genitore e Lorys non era un figlio ma un amico".

Parla il nonno Andrea Stival
Per la prima volta parla Andrea Stival, nonno del piccolo Lorys, accusato dalla Panarello di aver ucciso suo nipote: "Siamo a disposizione per gli inquirenti. Io faccio il nonno e il padre […] Con Lorys se n'è andato un quarto di quello che ero io, e questo "chiodo" mi resterà fin quando non chiuderò gli occhi". E allora perché la Panarello lo ha chiamato in correità? "Potrebbe essere per ripicca visto che mi sono costituito parte civile. Ora cerco la verità e voglio giustizia per quel bambino". E sul suo rapporto con il figlio Davide Stival, precisa: "I rapporti si riprendono, lui conosce chi è suo padre, io conosco mio figlio". In aula Davide Stival non ha salutato né il padre né la moglie. Prossima udienza il 18 luglio.

I periti: "Clima di sfida, Veronica a tratti nervosa"
Per Maria Costanzo il legame tra la Panarello e Lorys sarebbe stato "emotivamente distorto, tendente all'inversione dei ruoli": "Veronica non era il genitore, Lorys era un suo amico […] E' una storia di molto dolore". Per Silvio Ciappi, consulente del nonno Andrea Stival, tra i due ci sarebbe stato "un clima di sfida": "E anche alcuni siparietti, come narrato in perizia". Giuseppe Catalfo, invece, parla di "un percorso con molte contraddizioni": "E' capace di intendere e di volere" precisa subito. Il difensore Francesco Villardita va oltre: "Si tratta, a mio avviso, di un disturbo di personalità che potrebbe aver inciso sulla capacità di volere ma non su quella di intendere […] Con i periti non c'è stato alcun clima di sfida, ha precisato la mia assistita in udienza". Infine papà Franco Panarello, presente in aula per sostenere la figlia, che non ha voluto parlare coi cronisti: "Crederò sempre in mia figlia. Sempre" si è limitato a dire all'uscita dal Tribunale di Ragusa.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati