Turchia, il giorno dopo la strage è caccia ai responsabili.

È salito a 95 morti accertati e 248 feriti il bilancio della strage di Ankara, dove almeno due kamikaze si sono fatti esplodere nel mezzo di una manifestazione organizzata da sindacati, gruppi pacifisti e organizzazioni non governative che chiedevano la fine delle ostilità in Kurdistan. E oggi è la giornata del lutto e delle polemiche, destinate a riprendere vigore dopo le ultime dichiarazioni del primo ministro turco, il conservatore Ahmet Davutoglu.



Nell’indire tre giorni di lutto nazionale, il primo ministro ha fatto il punto delle indagini, spiegando che l’attenzione degli inquirenti si sta concentrando su 4 gruppi: Stato Islamico, Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (Dhkp-c) e il Partito comunista marxista-leninista (Mlkp). Secondo il premier, infatti, “queste sono le organizzazioni che possiedono la capacità e l’organizzazione per realizzare un attentato di questo tipo”  e una ulteriore prova sarebbe fornita dalle modalità con cui è avvenuto l’attacco: ci sarebbero infatti “prove evidenti” del fatto che a causare le esplosioni siano stati due kamikaze. Il premier ha poi spiegato di voler aprire il dialogo con l’opposizione, ma ha chiuso la porta con decisione all’HDP, il Partito Democratico Popolare che ha posizioni filo-curde e che in queste ore è protagonista di una durissima polemica con il Governo sulle misure di sicurezza adottate per la manifestazione. Polemiche che paiono non pesare sul ministro dell’Interno turco, Selami Altinok, che ha respinto ogni ipotesi di dimissioni e rispedito al mittente le critiche sulla mancanza di controlli nel centro di Ankara.


Intanto Erdogan ribadisce la sua posizione: “Condanno questo attentato contro la nostra unità e la pace nel nostro paese”. Nella lettura del capo dello Stato si tratta di un attacco contro la democrazia turca e la risposta “sarà ferma e determinata”, prima di tutto per quel che concerne l’accertamento delle responsabilità.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati