TREMONTI E LA POLITICA DEI RUBINETTI

La crisi economica andava affrontata in primo luogo con tagli alla spesa pubblica e questo Giulio Tremonti, ministro delle’economia, lo ha fatto. Non c’era scelta, occorreva mettere mano al bilancio dello stato e ridurre il più possibile le spese. Una esperienza che numerose famiglia hanno dovuto fare curandosi dei propri bilanci. Quello che Tremonti ha fatto per l’Italia, ogni “buon padre di famiglia” lo ha fatto per fronteggiare la mutata situazione economica. Nn c’era scelta, occorreva chiudere i rubinetti delle spese affrontando sacrifici e impopolarità. Mentre però ogni capo famiglia si è reso conto che alcune spese pur non essenziali andavano affrontate , pensiamo a quelle relative all’istruzione universitaria di un figlio, per Tremonti non sono esistiti settori da salvaguardare. Se trasferissimo l’idea che il ministro ha dell’economia nazionale alla gestione delle spese famigliari dovremmo concludere che , ad esempio, acquistare una lampada a basso consumo del costo di 5 euro al posto di una lampada ad incandescenza dal costo di 1 euro è stato un grave errore, perché abbiamo aumentato le spese in un periodo di crisi. Tutti invece ci rendiamo conto che l’acquisto è stato fatto per un risparmio futuro sulla bolletta elettrica e la spesa in realtà si è rivelata un investimento. Le “lampadina a basso consumo” italiane , ovvero , quei settori dove occorreva investire sono rappresentati dalla ricerca tecnologica, dall’istruzione e dalla miriade di medie piccole imprese che compongono il tessuto economico della nazione. Settori chiave dell’economia su cui non solo si è abbattuta la scure indiscriminata dei tagli, ma dove non si prevedono investimenti nei prossimi mesi.Ritornando nell’ambito delle famiglia e come se si fosse deciso di non mandare un figlio all’università o non acquistare lampade a basso consumo. Il capofamiglia potrebbe vantarsi di non avere un bilancio in rosso, ma nel futuro il suo benessere e quello dei componenti del nucleo famigliare sarebbe inferiore a quello delle altre famiglie. Restando così le cose l’Italia si trova nella stessa identica situazione rispetto ad altre nazioni. Negli Stati Uniti Obama parla oggi di investimenti e riduzione di tasse. In Italia , al di là delle sparate da campagna elettorale, non si nota alcuna vera intenzione di produrre un piano di rilancio dell’economia che prenda le mosse ad una convinzione di fondo che riguarda, in un mondo ormai globalizzato, l’individuazione dei settori chiave. Oggi non possiamo più essere competitivi sul piano della trasformazione delle materie prime e nella realizzazione dei prodotti, occorre fare ciò che sappiamo fare meglio e farlo meglio degl’altri, ovvero ideare e innovare. Il che si traduce nel creare attraverso l’istruzione giovani in grado di apportare un valido contributo all’innovazione tecnologica che piccole e medie aziende potranno utilizzare nelle loro produzioni. La ricetta anticrisi tocca così i tre settori chiave: istruzione,ricerca e imprese, oggi mortificati da una politica economica corretta su un piano formale, ma inconcludente da quello sostanziale.

 

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