Teste da tagliare e teste da posare

 Renzi il rivoluzionario distribuirà incentivi una tantum ai docenti di ruolo, bonus alle mamme lavoratrici per i bebé e asili nido per sei mesi e a chi compirà diciotto anni “una bella cinquecento euro”. “Una bella iniziativa per aiutare i diciottenni a ricordare chi siamo”, ha commentato il premier, soprattutto quando ci sarà da votare. Ha dimenticato, però, di informare che chi dovrà sottoporsi a visite mediche presso le strutture pubbliche, fare analisi cliniche, radiografie e indagini invasive, acquistare medicinali di certe fasce per curarsi, pagherà tutto di tasca propria, perché non ci saranno più esenzioni né ricoveri in day hospital.

Anche le cure oncologiche, le più costose tra tutte le patologie, saranno pagate vergognosamente per intero dagli utenti italiani, perché la coperta è sempre più corta ed anche il tempo che ci avvicina alle votazioni per il (ri)cambio della classe politica. La gente dovrà farsene una ragione, per sottoporsi alle cure mediche, dovrà vendersi un rene o la casa, o ipotecarla. In un Paese civile, può succedere anche questo. In altre epoche, tanto per alleggerire la spesa pubblica, qualcuno avrebbe mandato gli ammalati a curarsi nei centri specialistici con i forni crematoi. Ma le elezioni sono imminenti e le clientele da mobilitare per la giusta causa. Conseguentemente, teste da tagliare, da non ricandidare, quelle libere e scevre da servitù, ipoteche, pesi e misure, che hanno scoperchiato la pentola con le nefandezze e bugie rifilate al popolo italiano per lo 0,0005 di crescita economica sulla carta. A proposito di teste, quella di Ade, dopo trent’anni, tornerà a posarsi nella bacheca accanto alla Venere di Morgantina, da cui era stata trafugata, e agli Acroliti.

Torna perché l’archeologa Serena Raffiotta ha scovato un ricciolo della scultura rubata nei magazzini del museo di Aidone, tra le casse abbandonate con migliaia di resti archeologici. Un lavoro di ricerca e di studio tra tanti reperti, frammenti che giacciono ignorati da sempre in quei magazzini. Si potrebbe realizzare un imponente lavoro di screening su altre emergenze, ma si sa, siamo in Sicilia, dove tutto è lasciato alla sensibilità di chi, con amore, ancora, si sforza di non abbandonarsi all’oblio della contemplazione, ma si sporca le mani per la ricerca. Certo, l’erba cresce ogni anno nel sito e questa non può essere considerata più un’emergenza, così come la manutenzione, che dovrebbe essere programmata sistematicamente. Morgantina, peraltro, è considerata, anche da chi non è addetto ai lavori, come il giacimento culturale più importante del centro Sicilia, più della Villa Romana, per qualità ed estensione.

Pochi anni fa, un’altra valente e preparata archeologa, Rosalia Giangreco, per conto di una cooperativa sociale, aveva guidato e diretto per un’intera stagione un progetto per la manutenzione e conservazione del sito, finanziato dall’amministrazione regionale siciliana, che aveva impegnato ex detenuti. Mai Morgantina era stata così curata e fruibile ai visitatori. Il problema si porrà quando la testa di Ade sarà posta nel museo aidonese e dimenticata tra la polvere, seppur in degna compagnia, senza visitatori e alcuna attività promozionale. Il pulviscolo che coprirà Ade non racconterà il passato, non sarà la patina per indicare il tempo trascorso, ma sarà proprio polvere, accumulatasi perché tanto non verrà nessuno in visita.

Essendo bene dell’umanità, come tutti i reperti archeologici, mi chiedo, senza voler suscitare polemiche di sorta, se non sia stato un crimine sottrarla, come gli altri precedenti, al museo californiano dove ogni anno è stata ammirata da milioni di viaggiatori, piuttosto che relegarla per egoismo nel luogo di origine e nelle condizioni che tutti conosciamo? Così come mi chiedo che senso abbia l’installazione della possente scalinata in ferro, imbullonata sulle vecchie selci, per cercare di rendere più spianato il percorso ai turisti lungo il crinale dell’altura di levante che sporge sull’agorà, quella millenaria stradina con ciottoli che collega la piazza a uno dei quartieri abitativi più visitati?

Da chi è stata richiesta questa superfetazione architettonica? Qualche signora con tacchi che non riusciva a passeggiare agevolmente? Bene ha fatto il mio amico Silvio Raffiotta, padre della studiosa autrice di valenti saggi sul sito ed egli stesso autore di importanti volumi su Aidone, a porsi la domanda e a darsi la risposta, visto che dagli organi amministrativi competenti neanche queste pervengono. Restauri conservativi, incongruenze, impatti visivi, armonia ambientale, segnaletica turistica, promozione del territorio, che altro? Siamo così abituati al nulla che oramai neanche reagiamo più con indignazione all’immobilismo. La rabbia, poi, è sepolta insieme a tutti i reperti che non saranno mai portati alla Luce.

Le istituzioni sono allo sfascio come i valori in cui abbiamo creduto e trasmesso a chi ha avuto fiducia in noi. Anche la politica del fare del decennio scorso è sepolta, senza lapidi che ricordino che una volta si aveva cura e memoria delle pietre del passato. Se qualcuno, seduto nell’agorà, avesse la sensazione di sentire ancora il mormorìo, trasportato dal vento, dei venditori che affollavano l’antico mercato, non si preoccupi, perché è solo l’eco dei proclami inconcludenti degli imbonitori dai palazzi del potere.

Michelangelo Trebastoni

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati