Sicilia – 21 milioni di fondi europei rischiano di tornare indietro

Come se fossimo nel pieno della legge dell’eterno ritorno, ancora una volta si ripresentano gli stessi problemi per la Sicilia. L’’Ars, infatti, a dicembre ha varato l’esercizio provvisorio di bilancio, dopo che il def regionale era stato bocciato. Ora che il governo non ha ancora dato i 500 milioni di euro che permetterebbero di chiudere il bilancio in pareggio, i conti siciliani sembrano non essere nuovamente in regola.

Pare che si stia arrivando ad una trattativa con il governo centrale per ottenere il trasferimento di un miliardo e 400 milioni. 900 milioni sono previsti dalla legge di Stabilità, mentre prima che arrivi anche l'altro mezzo miliardo bisognerà attendere una sentenza della Consulta che riconosce alla Sicilia un credito fiscale. Come se non bastasse un’altra trave sembra volersi abbattere sulla Regione, questa volta da parte di Bruxelles che pare intenzionata a riprendersi i fondi europei per l'agricoltura non ancora spesi. Certo che stupisce, ancora una volta, il paradosso per il quale dei fondi, così necessari, rischiano di tornare al mittente. Il Programma di sviluppo rurale 2007– 2013, infatti, prevedeva che venissero spesi due miliardi e 185 milioni per l’agricoltura entro il 31 dicembre scorso. L’Agea, l’agenzia ministeriale che eroga i contributi, ha diffuso i suoi dati dai quali si è evinto che l’Unione Europea taglierà fondi per 21 milioni e 500 mila euro non spesi nonostante avesse avuto a disposizione sette anni per farlo.
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E parliamo di una somma che, tra l’altro, si è ridotta. Pare, infatti, che fossero ben 100 i milioni destinati a tornare indietro. Grazie a una procedura d’impegno delle somme per tappe forzate si è contenuto il danno e, alla fine Bruxelles, ha bloccato solo 21 milioni e mezzo. 21 milioni ben 15 erano destinati a finanziare agriturismi, energie rinnovabili ed infrastrutture in zone rurali, dove i residenti stanno cercando di sistemare le proprie abitazioni aumentando la ricerca di surroga mutui Spaziomutui, e 5 servivano per i Gal, ovvero le strategie di sviluppo rurale dei comuni. Dio solo sa quanto sarebbero servite queste risorse alle strutture che, per fronteggiare la crisi, devono magari richiedere un prestito cambializzato veloce. Ci si lamenta tanto dell’Europa ma bisognerebbe, una volta tanto, fare una seria autocritica e chiedersi se, spesso e volentieri, siamo noi i peggior nemici di noi stessi.

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