Sfiducia: Miroddi riconosce la pochezza della sua azione amministrativa

“La mozione di sfiducia si è risolta in un goffo tentativo di rallentare o bloccare l’azione Amministrativa e i risultati che sono arrivati o stanno per arrivare con la Giunta Miroddi”. Questa è la dichiarazione rilasciata dal vice sindaco Giuseppe Mattia a qualche giorno dalla discussione in aula della mozione di sfiducia.

Sono ovviamente considerazioni di parte ma i fatti e i numeri in realtà dimostrano esattamente il contrario. Leggendo la risposta di Miroddi alla mozione di sfiducia con attenzione si scopre che  è composta in gran parte da azioni di normale amministrazione per un comune. I finanziamenti ottenuti ad  oggi, esclusi quelli arrivati con la legge Renzi per le scuole, sono poca cosa e Miroddi, per dimostrare che qualcosa si sta facendo, è stato costretto ad includere il piano triennale delle opere pubbliche tra gli obiettivi raggiunti. Ha inserito in pratica il cosiddetto “libro dei sogni delle città” tra i risultati positivi della sua amministrazione. Stessa cosa nel campo dell’assistenza sociale dove ha affermato con enfasi di aver distribuito un milione di euro quasi tutti provenienti però da enti assistenziali o dallo Stato e che qualunque comune ha a disposizione. 
Poco ha detto sul turismo, sui problemi legati all’artigianato e al commercio e , più in generale, sullo sviluppo sociale ed economico della città. 

Nella sua relazione Miroddi ha riconosciuto che in realtà si sono fatti degli errori ma la colpa di tutto è stata  accollata all’ex assessore Alessia Di Giorgio contro cui si è accanito, tanto da far nascere il sospetto di volerla crocifiggere venerdì di Pasqua al posto di Gesù Cristo. 
Per il resto è colpa dell’opposizione, dei consiglieri che hanno abbandonato la maggioranza, della crisi e della stampa “innominabile”, cioè noi. 
Qualcuno dovrebbe spiegare a Miroddi che quando si usa l’indice accusatorio per dare colpe così generiche bisognerebbe ricordarsi che nella mano un dito è rivolto verso gli altri e tre contro se stessi. 
In ogni caso è la conferma che lo stesso Miroddi riconosce la pochezza della sua azione amministrativa. 

Sulla vicenda Mattia, ovvero dopo le rivelazioni di alcuni consiglieri che hanno riferito su una riunione in cui il sindaco voleva “licenziare” il suo vicesindaco, credo vada steso un velo pietoso anche se bisogna riconoscere allo stesso Giuseppe Mattia il merito di saper accettare una situazione nella quale pochi sarebbero disposti a lavorare. 

Alcune precisazioni infine sulla vicenda Vodafone. Miroddi ha affermato di non aver firmato alcun contratto e che i documenti resi pubblici dalla Di Giorgio erano riservati. Caro sindaco si rilegga la legge sulla trasparenza. Lei non può rendere segreto alcun documento di quel tipo, lei non è lo Stato.  

Nicola Lo Iacono

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati