Se vogliamo che tutto rimanga com’é all’ASP di Enna, bisogna che tutto cambi.

Con l’avvicendamento alla direzione generale dell’Azienda Sanitaria nella nostra provincia, si era pensato anche ad un cambio di rotta. Spending review, qualità dei servizi al cittadino, offerta sanitaria di livello, problematiche afferenti ai quattro nosocomi, diritti del malato, tutte tematiche buone per convegni o per proclami sui mass media, non realizzabili da noi. Poi, non parliamo di altro.  

Per esempio, nonostante la normativa vigente preveda che ai centri di riabilitazione, ex art 26 L.833/78, possano essere concessi trattamenti riabilitativi aggiuntivi rispetto a quelli sanciti in convenzione con l’Azienda Sanitaria Provinciale, ma entro i termini dell’accreditamento e nei limiti economici definiti dal budget, l’ASP di Enna continua a concedere detti trattamenti a soggetti già inseriti, creando e mantenendo una lista d’attesa che, nel distretto dell’ennese, supera già i due anni.

Ma lo scopo non era proprio quello di ridurre le liste di attesa?
Qualcuno ha cercato di lavorare per garantire un minimo di organizzazione del settore riabilitativo, così come previsto dalla normativa, e la risposta è stata la revoca dell’incarico al medico responsabile del settore, con il conseguente demansionamento dello stesso. Di fatto, nonostante sia prevista una organizzazione del comparto riabilitativo secondo precise direttive, l’ASP di Enna continua a mantenere l’autonomia gestionale dei singoli distretti con il conseguente caos funzionale, permettendo la mancata verifica e il dovuto controllo al servizio reso da  parte dei centri convenzionati che ogni trimestre  incassano 500.000,00 euro, circa 2 milioni di euro l’anno, non garantendo comunque in modo equo il diritto alla salute a tutti i cittadini che ne hanno diritto, che é la cosa più grave.

L’ASP di Enna, nonostante ripetuti solleciti, non ha mai permesso una reale organizzazione del servizio Alzheimer per garantire agli utenti un’uniformità di comportamenti. Ha consentito, di contro, ai medici interessati di agire ognuno per i fatti propri, nonostante anni fa fosse stato diramato un atto deliberativo che prevedeva un responsabile aziendale per le unità di valutazione del settore, definendo la tipologia di diagnosi e la terapia tramite i PT ai soggetti con demenza.

Ancora, il mancato rispetto di una convenzione tra ASP ed AIMA di Enna, l’Associazione Italiana Malati di Alzheimer, per l’attivazione di un  centro Diurno presso il P.O. Chiello di Piazza Armerina, essendosi l’Azienda impegnata a fornire personale dipendente. Ad oggi, non solo questo personale previsto non è stato fornito, ma è stato continuamente ridotto quello di ruolo, con il rischio della sospensione del pubblico servizio e con grave nocumento per le esigenze dell’utenza che proviene anche da altre province.

La mancata attuazione senza alcuna spiegazione di progetti sanitari già finanziati dalla regione nel settore delle demenze, con l’inutilizzo di centinaia di migliaia di euro e non la attivazione di servizi per i malati con questa grave patologia, poi, in uno al mancato utilizzo per milioni di euro di risorse vincolate nel settore demenze ai sensi dell’art 25, comma 13,  della LR n. 19 del 2005, creano stordimento e, per i tempi che corrono, anche un po’ di nausea.
L’ASP ha rinnovato ad alcuni privati a Leonforte, già sede di RSA presso la struttura Ospedaliera, la convenzione per la gestione di una RSA, cui sono state già pagate le rette per il 2014, anche se la stessa non aveva il personale necessario per l’assistenza ai pazienti affetti da Alzheimer. Alla luce di questi fatti, come è stato possibile prorogare la convenzione con detta RSA, dato che la norma prevede che se la struttura pubblica ha già una RSA nello stesso comune, non è convenzionabile quella con il privato? Dunque, due RSA nello stesso comune e per le stesse finalità, una pubblica e una privata, entrambe pagate con i soldi dei contribuenti?

Come è possibile che un certo medico, operante sempre presso il nosocomio di Leonforte, pur di farsi mantenere il servizio, probabilmente correggendo dati inoppugnabili,  possa effettuare in sei mesi, per un totale di 26 ore ma con un una sola ora settimanale, ben 214 visite, cioè più di 8 visite l’ora in meno di 10 secondi a visita, compresa la diagnosi, la terapia e la relativa certificazione? Neanche il buon Sordi, medico della mutua, avrebbe saputo fare meglio.
Come mai l’ASP di Enna, da tempo, ogni anno assume medici a tempo determinato e poi li licenzia per riassumerli dopo qualche mese, evitando così il riconoscimento dei diritti di un lavoratore come le ferie, che non vengono concesse né pagate? Siamo ancora in uno stato di diritto o le strutture pubbliche possono eludere la Legge, mentre quelle private, no?
Non parliamo, poi, della situazione afferente al nostro Chiello. Resteranno aperti il Laboratorio d’analisi, la Radiologia, il Pronto soccorso, mentre chiuderanno i reparti per i cosiddetti acuti, cioé la Medicina, visto che il primario non verrà mai nominato;   l’Ortopedia, dato che l’attuale primario dovrebbe prestissimo godersi la meritata pensione; la Chirurgia, considerato che l’attuale primario verrà trasferito all’Umberto I. Resta, ma momentaneamente ancora per un anno, la Nefrologia, fino a quando l’attuale responsabile non andrà in quescienza. Gli anestesisti, considerato che non si opererà più, saranno trasferiti tutti ad Enna.

Nessuno dei nostri referenti all’Assemblea Regionale, nonostante le dichiarazioni pubbliche, ha ancora ottenuto risultati fattivi per la riqualificazione della struttura ospedaliera locale o per la creazione di qualche centro d’eccellenza che possa convertire la stessa e non lasciare che le speranze diventino sogni. Qualcuno, invece, si è speso presso la direzione generale per assicurarsi la nomina di qualche figura aziendale, visti i tempi.  Tutti teniamo alla pensione, taluno anche al vitalizio.

La direzione generale, nel frattempo, ha presentato la nuova dotazione organica aziendale al competente Dipartimento regionale alla Salute perché venga approvata, sperando che non sia la solita minestra riscaldata che non tenga conto delle reali necessità dei reparti ospedalieri ma delle esigenze dei mentori o referenti politici e dei loro amici degli amici, vista la precaria situazione e le imminenti elezioni a tutti i livelli.
Lo stesso Mario Alloro, proprio su questa dotazione organica, viste le contrarie valutazioni poste dalle organizzazioni sindacali dell’ennese, si è impegnato a seguire personalmente l’iter dell’atto connotato da elementi di criticità perché vengano superate, riservandosi di intervenire in sede di commissione parlamentare di merito, allorquando il tema sarà posto all’ordine del giorno.      
Hanno cambiato la direzione generale nella nostra ASP. Quali altri cambiamenti desideriamo ancora? Mi tornano alla mente, allora, le parole del Gattopardo “ Se vogliamo che tutto rimanga com’é, bisogna che tutto cambi”.


Michelangelo Trebastoni

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati