Riforma Costituzione: la maggioranza tiene, approvato anche l’art.10


UPDATE: Approvato l’articolo 10 del ddl riforme – Dopo l’ennesima giornata di tensione in Aula a Palazzo Madama, il Senato in serata ha approvato a larga maggioranza anche l’articolo 10 del ddl Boschi sulle riforme istituzionali e il senato. Si tratta di un altro passo molto importante visto che il provvedimento modifica l’art. 70 della Costituzione in merito al procedimento legislativo affidato a Camera e Senato e quindi stabilisce le nuove funzioni delle due Camere superando il bicameralismo perfetto. L’articolo è passato con 165 voti favorevoli, 107 contrari e 5 astenuti.


ORE 18:00 – La maggioranza tiene anche sul secondo emendamento a scrutinio segreto riguardante le minoranze linguistiche, ma con un margine notevolmente ridotto: sono 153 i voti contrari, abbastanza da affossare l’emendamento delle opposizioni.


Continua al Senato della Repubblica l’esame del disegno di legge costituzionale Renzi – Boschi, e il clima non sembra migliorare poi molto. Questa mattina è infatti stato approvato l’articolo 7 del ddl, con 166 voti favorevoli, 56 contrari e 5 astenuti, dopo la decisione di Forza Italia e Lega Nord di ritirare altri 35mila emendamenti, in modo da velocizzare la discussione e arrivare il prima possibile all’articolo 10. Lo ha spiegato proprio Roberto Calderoli: “Noi ritiriamo 35mila emendamenti ad una condizione: che ci sia, da parte del Governo, una vera valutazione riferita agli articoli 10 e 31. E anche sull’articolo 10 sono pronto a riaprire il discorso e a procedere al ritiro degli emendamenti”.



Il ministro Boschi, di contro, ha dato parere negativo su tutti gli emendamenti presentati all’articolo 10 (incluso quello del democratico Russo, sul quale sembrava poterci essere convergenza con Lega Nord e Forza Italia), lasciando alla maggioranza libertà di voto solo su tre articoli riguardanti le minoranze linguistiche (sul primo dei quali la maggioranza ha comunque tenuto botta, con 153 no e 131 sì).


L’opposizione, con una posizione unitaria, ha dunque optato per una forma di protesta singolare: una sorta di “resistenza passiva”, che prevede la presenza in Aula solo per votare, senza alcun intervento o argomentazione. Una decisione presa dopo furiose polemiche con la Presidenza, accusata di aver favorito apertamente la maggioranza parlamentare con scelte e tempistiche faziose. Dai banchi del Movimento 5 Stelle, il capogruppo Castaldi ha paragonato Grasso all’arbitro Moreno, il famigerato direttore di gara ecuadoregno che, con le sue decisioni assurde, determinò l’eliminazione della Nazionale di calcio italiana dai Mondiali del 2002 nella partita contro la Corea Del Sud.


Dura la replica di Grasso: “E’ offensivo. Non ho interferito sul problema politico. Ho solo consentito che si andasse avanti con i lavori dell’Aula, lasciando anche i tempi per le intese politiche”.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati