PINO DANIELE : QUANDO LA MUSICA DIVENTA CULTURA.

Due ore di grande musica ieri sera allo stadio comunale di Piazza Armerina con il concerto di Pino Daniele, quella grande musica che mancava da anni nella nostra città. Quella musica che trasforma un evento musicale in un evento culturale e che cancella in un sol colpo quei prodotti da sottocultura di cui spesso sono condite le feste popolari.


Non sono dell’opinione che in queste manifestazioni bisogna accontentare tutti perché ognuno ha i propri gusti e un proprio modo di percepire la musica, quando questo significa dover concedere spazio a spettacoli degradanti che impoveriscono e dileggiano la cultura.  E’ come se nelle scuole si decidesse di far studiare i libri di Liala anziché Alessandro Manzoni. E’ una festa ,si dirà, un momento dove ognuno sia spensierato e si diverta come meglio crede. Non è così. Occorre sempre tenere presente che la cultura è cibo per la mente di una collettività, permette di comprendere e di interpretare i fatti, di essere critici nei confronti della realtà e, in ultima analisi, di migliorare l’ambiente sociale in cui si vive. Ogni qualvolta si concede qualcosa alla sottocultura e , parlando di musica,  si permette a certa gente di esibirsi, si inseriscono ostacoli nel processo di crescita di una collettività.


Ottimo il lavoro svolto fin qui svolto dall’assessore alle feste e tradizioni , Calogero Cimino che ha preparato un’estate armerina densa di eventi di grande spessore culturale e concesso poco spazio a quel tipo di manifestazioni demenziali che impoveriscono la mente, ma che, purtroppo, un certo tipo di pubblico gradisce. Unica nota stonata il sosia di Michael Jackson in piazza Falcone Borsellino , su cui preferisco non fare affermazioni per evitare querele.
Ritornando a Pino Danile e la sua Musica, quella con la M maiuscola, l’artista ha riproposto il suo repertorio in cui brillano brani come “Quando” , (il testo è di Massimo Troisi) , Napul’è, ‘A me me piace ‘o blues’, ‘Yes I know my way’, ‘Nun me scuccià’  Da sottolineare la bravura assoluta del batterista Michael Baker che non ha certo fatto rimpiangere la capacità ritmica di Tullio De Piscopo. Comunque un grande successo.


Nicola Lo Iacono

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati