Piazza Armerina. L’Amministrazione:”Curcuraci compatibile all’interno del Nucleo di Valutazione”

Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell’Amministrazione comunale alla richiesta di revoca determinazione sindacale n. 17 del 29 Giugno 2015, presentata dall’opposizione,  che riguardava la nomina dell’avv. Sinuhe Curcuraci quale membro del Nucleo di Valutazione del comune.


“Con l’istanza in oggetto alcuni consiglieri comunali contestano la determinazione sindacale n. 17 del 29 Giugno 2015, con la quale il sindaco ha nominato l’Avv. Sinuhe Curcuraci quale componente del nucleo di valutazione comunale, assumendone l’illegittimità e chiedendone per tale motivo la revoca.
I consiglieri, motivano la richiesta di revoca su due ordini di ragioni.
Da una parte assumono che, ai sensi dell’art. 14 comma 8 del D.L.vo n. 150/2009, la nomina dell’Avv. Curcuraci sarebbe incompatibile con l’esercizio delle funzioni di componente del nucleo di valutazione, avendo, lo stesso, esercitato attivamente l’attività politica, nei tre anni precedenti la sua designazione.
Dall’altra, ed in ogni caso, argomentando dal combinato disposto dello stesso art. 14 comma 3 del D.L.vo n. 150/2009 e dell’art. 42 comma 1 del D.L.vo n. 267/2000, sostengono che la nomina dei componenti del nucleo di valutazione spetterebbe al Consiglio comunale, organo di indirizzo politico amministrativo, suffragando la tesi con un precedente giurisprudenziale del TAR Campania.
Le tesi sostenute, sono tuttavia infondate, comunque non conforme all’orientamento dottrinario e giurisprudenziale dominante esistente in materia.
Ed infatti, con riferimento alla prima delle due obiezioni, è agevole rilevare che, come gli stessi consiglieri affermano, la norma citata (art. 14 D.L.vo n. 150/2009) riguarda l’Organismo Indipendente di Valutazione (OIV) e non è in alcun modo estensibile al nucleo di valutazione che è tutt’altro organismo, previsto dell’art. 147 del D.L.vo n. 267/2000 nell’ambito dell’autonomia normativa ed organizzativa degli enti locali (comma 4 art. 147 D.L.vo n. 267/2000).

Ciò è chiaramente confermato dallo stesso disposto normativo invocato, atteso che gli enti locali, stante il mancato rinvio dell’articolo 16, comma 2, del d.lgs. 150/2009, all’articolo 14 dello stesso decreto, hanno la facoltà, e non l’obbligo, di costituire l’OIV.
La specifica disposizione dell’art. 14 del Decreto Legislativo n. 150 del 2009, sopra richiamato, che disciplina l’Organismo Indipendente di Valutazione,  per espressa previsione dell’art.16 dello stesso Decreto 150/2009, non trova diretta applicazione per gli Enti Locali che, pertanto, nell’ambito della loro autonomia organizzativa, possono attribuire le funzioni di misurazione e valutazione della performance ad altro organismo, risultando cogenti per gli Enti Locali esclusivamente le norme di cui al D.Lgs. n. 286/1999, in materia di riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche.
Tale tesi è stata sostenuta, tra gli altri, anche dai magistrati contabili della Sicilia, che con la deliberazione 4/2014/PAR del 10 Gennaio 2014 /2014, hanno ricordato che << … Deve chiarirsi che le norme contenute nel decreto legislativo n. 150/2009 trovano una parziale applicazione a favore degli enti locali dal momento che l’articolo 16 stabilisce espressamente che, per tali enti, trovano diretta applicazione solo le disposizioni contenute nell’articolo 11, commi 1 e 3, mentre per le disposizioni contenute negli articoli 3,4,5,comma 2,7,9 e 15, comma 1, è posto l’onere, per le regioni e per gli enti locali, di adeguare i propri ordinamenti ai principi contenuti nelle suddette norme. L’articolo 14, non essendo espressamente indicato né tra le norme aventi diretta applicazione né tra quelle che dettano principi da attuare, è da ritenere che non esprima alcun vincolo per gli enti locali che pertanto non sono da considerare obbligati all’istituzione dell’Organismo Indipendente di Valutazione.

Pur tuttavia, come riconosciuto in numerose deliberazioni delle diverse Sezioni regionali della Corte dei conti (ex multis Sezione di controllo per la regione Piemonte 4/2011/PAR; Sezione di controllo per la regione Basilicata 96/2011/PAR; Sezione di controllo per la regione Lombardia 325/2011/PAR), gli enti locali conservavano la possibilità di decidere l’istituzione volontaria del predetto Organismo e, in tal caso, doveva ritenersi applicabile la disciplina contenuta nell’articolo 14 del decreto legislativo n. 150/2009. Questa interpretazione è stata anche confermata in due delibere della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche (delibere n. 121/2010 4 e n. 23/2012) con le quali si è sostanzialmente esclusa l’obbligatorietà, per gli enti locali, della nomina del predetto Organismo. Il quadro normativo di riferimento muta sostanzialmente con l’emanazione del decreto legge n. 174/2012, successivamente convertito dalla legge n. 213/2012, che riscrive il sistema dei controlli interni degli enti locali, modificando il relativo capo III del titolo VI del TUEL.

L’articolata disciplina predisposta dal legislatore, in questo caso, è espressamente indirizzata a regolamentare il sistema dei controlli interni degli enti locali e attribuisce ai predetti enti il potere di determinare un proprio ordinamento, nell’ ambito della autonomia organizzativa e regolamentare, mantenendo distinte le funzioni di indirizzo rispetto ai compiti di gestione e con la possibilità di derogare agli altri principi posti dal decreto legislativo n. 286/1999 ( art. 147, comma 4, TUEL). Risulta pertanto evidente che sulla base dell’ultima disposizione richiamata, peraltro successiva e comunque specificamente rivolta a disciplinare la materia, deve ritenersi ammissibile un ordinamento dei controlli interni adottato dagli enti nell’ambito dell’autonomia organizzativa e regolamentare, nel rispetto delle norme poste dall’articolo 147 e dagli articoli seguenti introdotti nel TUEL per effetto delle modifiche intervenute successivamente all’emanazione del decreto legge n. 174/2012 … >> (Corte dei Conti Sezione di controllo per la Regione siciliana Deliberazione n.4/2014/PAR 10 Gennaio 2014).

La Sezione di Controllo della Corte dei Conti, dunque, afferma chiaramente non soltanto la mancata obbligatorietà per gli enti locali dell’applicabilità della normativa invocata dall’esposto dei consiglieri, ma addirittura, la possibilità per gli stessi Enti di organizzare le funzioni di controllo secondo la loro autonomia, ai sensi del citato art. 147 del T.U. degli Enti locali.
E proprio tale principio è stato seguito del Comune con la determinazione sindacale contestata, che è stata adottata in coerenza con le disposizioni dell’ordinamento degli Uffici e dei Servizi dell’Ente, che disciplina compiutamente proprio le modalità di nomina e di funzionamento dell’Organo di controllo, prevedendo, specificamente all’art. 54, che i componenti siano nominati dal sindaco tra gli esperti esterni dotati di specifica preparazione, dimostrata con l’iscrizione ad un albo o ad un registro; e, come unica condizione di incompatibilità, che non siano parenti e/o affini dei soggetti valutati e che non abbiano altri incarichi che prevedano l’assegnazione dell’indennità. Requisiti certamente riscontrabili nella nomina dell’Avv. Curcuraci.

Non è condivisibile anche la seconda contestazione contenuta nell’esposto dei consiglieri, atteso che non soltanto, per come già dimostrato, la norma (art. 14 del D.L.vo n. 150/2009) non è direttamente applicabile agli enti locali, sicché la tesi sostenuta diventa di per sé inapplicabile, ma che in Sicilia per effetto dell’autonomia legislativa, è applicabile in materia la legge 8 giugno 1990, n. 142.
Tale norma, ha, fra l’altro, ridisegnato l’assetto delle competenze degli organi comunali, riservando ai consigli la competenza deliberativa limitatamente ad alcuni “atti fondamentali” analiticamente indicati nell’art. 32, attribuendo alle giunte una competenza deliberativa generale e residuale su tutti gli atti di amministrazione che non siano riservati dalla legge al consiglio e che non rientrino nelle competenze, previste dalla legge o dallo Statuto, di altri organi amministrativi e tecnici (art. 35).

La legge 142/1990 è stata recepita dalla regione Sicilia con la legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48 che all’art. 1, comma 1 prevede che “Le disposizioni dell’ordinamento amministrativo degli enti locali… sono modificate ed integrate dalle norme della Legge 8 giugno 1990, n. 142”.
Al riguardo, va precisato che si tratta di un rinvio ricettizio e statico e non già formale e dinamico, sicché l’ordinamento regionale non subisce automaticamente modifiche per l’intervento di nuove norme statali (C.G.A., sez. cons., n. 592/93 del 16/11/93).
Ne consegue che la normativa recepita rimane in vigore in ambito regionale seppure sia stata successivamente abrogata con l’art. 274 del D. Leg.vo 18 agosto 2000, n. 267 recante “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (parere Ufficio Legislativo e Legale Regione Sicilia prot. n. 286.01.11).

La situazione non muta anche volendo ritenere applicabile l’art. 42 del T.U. sugli Enti Locali che tale norma ricalca sostanzialmente la precedente normativa, non attribuendo in alcun modo la competenza alla nomina diretta del nucleo di valutazione.
Tale tesi è poi supportata dall’Autorità anticorruzione, che in materia, proprio in contrasto con la Giurisprudenza citata dai consiglieri, che comunque, si riferiva all’Organismo indipendente di valutazione e non al nucleo di valutazione, ha espressamente affermato che << … nel quadro del d. lgs. n. 267/2000, mentre le funzioni del Consiglio comunale sono espressamente circoscritte alla adozione di alcuni atti, sulla base di una elencazione che deve ritenersi tassativa, le funzioni del Sindaco sono formulate dal legislatore in modo tale da potersi configurare una loro integrazione o specificazione da parte della fonte regolamentare o statutaria; una interpretazione sistematica basata sui riferimenti normativi contenuti sia nel Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (d. lgs. n. 267/2000), sia nella recente riforma della pubblica amministrazione (l. n. 15/2009 e d. lgs. n. 150/2009), suffraga la tesi secondo cui, ai fini della nomina dell’Organismo indipendente di valutazione o di altro organismo analogo, l’organo di indirizzo politico – amministrativo dell’ente locale è individuato nel Sindaco; – anche i singoli Comuni, del resto, nell’esercizio della propria autonomia normativa e organizzativa, riconosciuta, nella materia del controllo interno, dall’art. 147 del d. lgs. n. 267/2000, hanno generalmente adottato provvedimenti che, nel disciplinare la istituzione, i poteri e le modalità di funzionamento del Nucleo di valutazione, hanno individuato nel Sindaco l’Organo competente alla relativa nomina; ad analoga conclusione, infine, è giunta l’Anci, nelle Linee guida in materia di ciclo della performance negli enti locali; …. , l’organo competente ad adottare il provvedimento di nomina dell’Organismo indipendente di valutazione, deve essere individuato nel Sindaco che, per questa funzione, è l’organo di indirizzo politico – amministrativo dell’ente locale. … >>
(ANAC Delibera n. 21 del 23 ottobre 2012).
Alla luce di quanto esposto, non vi è alcun dubbio, che il Comune di Piazza Armerina nell’ambito della sua autonomia gestionale e di controllo sancita dall’art. 147 del T.U. Enti Locali ha adottato l’atto di nomina dell’Avv. Curcuraci in coerenza con l’ordinamento interno degli uffici e dei servizi, approvato, peraltro dal Consiglio comunale, sicché in alcun modo la detta determinazione n. 17 del 29 Giugno 2015 può essere considerata illegittima.”


 

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati