PIAZZA ARMERINA – INTIDIMAZIONE AL VESCOVO PENNISI. IL COMUNICATO STAMPA DELLA CURIA.

A seguito del tentativo di intimidazione rivolto a Mons. Michele Pennisi attraverso un volantino fatto circolare in poche copie a Gela e pervenuto alla Polizia della città, il vescovo si mostra sereno e consapevole di avere operato per il bene, coerentemente con il suo compito di pastore. La sua azione contro l’illegalità è in sintonia con la linea della chiesa italiana, recentemente espressa dal Card. Bagnasco nell’ultimo Consiglio permanente della Cei e nella recente sessione della Conferenza Episcopale siciliana.


Intervenendo l’8 febbraio scorso a Gela ad un convegno sul tema “Il pizzo industria del male” al quale avevano partecipato tra gli altri l’on. Giuseppe Lumia, vice presidente della Commissione Nazionale Antimafia; il dr. Nicolò Marino, Sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta; il dr. Lirio Conti, gip del tribunale di Gela; Renzo Caponetti, presidente dell’associazione antiracket e il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, Mons. Pennisi ha detto: “La nostra Diocesi è stata tra i promotori dell’Associazione antiracket e antiusura della provincia di Enna costituita nel 2002 e ha sottoscritto una convenzione con la Fondazione Antiusura ‘Padre Pino Puglisi’ di Messina promossa in collaborazione con la Caritas di Messina e quella regionale. Questa Fondazione è intervenuta in alcuni casi di usura anche a Gela.


I fenomeni del racket e dell’usura, che secondo il Catechismo degli adulti della CEI ‘provoca gravissime sofferenze alle famiglie e umilia la dignità e i diritti delle persone’, sono dei mali sommersi ma anche diffusi nella nostra società, che non bisogna ignorare con l’indifferenza ma lottare e prevenire attraverso una adeguata educazione morale e civile.


In base alla mia esperienza debbo confessare la difficoltà a muoversi in questi campi che richiedono interventi specifici e diversificati. Ho riscontrato molta diffidenza e omertà nelle persone vittime dell’usura e del racket con la conseguente difficoltà da parte delle forze dell’ordine e dei magistrati a trovare prove certe che portino alla individuazione e alla condanna dei colpevoli. Ma ritengo che bisogna sensibilizzare ed incoraggiare le vittime di questi tristi fenomeni a collaborare ed aver fiducia nelle istituzioni preposte alla loro prevenzione e repressione.


La Chiesa di Piazza Armerina intente impegnarsi a fare la sua parte sia dal punto di vista della catechesi e dell’educazione morale al rispetto della legalità, sia nell’aiutare la prevenzione di questi tristi fenomeni attraverso interventi concreti in campo caritativo e sociale. Siamo quindi pronti a collaborare, attraverso la Caritas diocesana, con l’Associazione antiracket e antiusura sorta a Gela.


Ribadisco quanto ho scritto in un editoriale del Settimanale ‘Settegiorni dagli Erei al Golfo’ circa l’incompatibilità di mafia e vita cristiana accompagnata dalla esigenza di prevenire i fenomeni criminosi ed aiutare i mafiosi a pentirsi, a riparare il male fatto e a diventare persone nuove”.


Quanto al risentimento per non aver consentito la celebrazione delle esequie di Daniele Emanuello nella Chiesa Madre, così come richiesto dai familiari, il vescovo si è attenuto alle disposizioni dell’autorità competente, ricordando però di non aver fatto mancare la necessaria assistenta spirituale ai familiari con la celebrazione del rito nella cappella del cimitero da parte di un padre francescano.


Mons. Pennisi ringrazia il segretario della Cei, Mons. Giuseppe Betori e tutti coloro che gli hanno espresso la propria solidarietà e ribadisce con forza il grido: “Il Signore ci liberi dal pizzo e dalla mafia”.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati