PIAZZA ARMERINA. I SINDACATI DELL’OSPEDALE CHIELLO: ” VOGLIONO DECLASSARE L’OSPEDALE”

I danni causati da una scellerata politica sanitaria a livello regionale che ha favorito le strutture private a scapito della sanità pubblica, in quell’intreccio di mafia e affari più volte venuto alla luce in diverse indagini e che ha condizionato per decenni le scelte in questo settore, rischiano oggi di far sentire i loro effetti su numerosi ospedali le cui prestazioni vengono considerate antieconomiche.


A detta dei sindacati dell’Ospedale Chiello, riunitisi ieri nella Sala delle Luci di Piazza Armerina alla presenza dell’Amministrazione, il declassamento del nosocomio sarebbe ormai prossimo. Tra le ipotesi principali quella di una soppressione dei reparti di ginecologia, pediatria e cardiologia.


Già nel febbraio di quest’anno era circolato un documento, ritenuto allora poco attendibile, in cui si annunciava quello che ora, a detta dei sindacati, sta per trasformarsi in realtà.


La fredda analisi numerica dimostra che la nostra struttura ospedaliera non è da ritenersi “produttiva” ovvero è antieconomica. Ciò che sorprende è che la salute , bene non valutabile dal punto di vista economico, venga valutato , soppesato e sminuito da fredde considerazioni da mercato rionale. Così che si scopre che la salute dei piazzesi può valere meno di quella degl’ennesi o dei catanesi. Un situazione paradossale, costruita con fredda determinazione ma che , se l’ospedale dovesse essere declassato, si tradurrà per la gente in un altissimo prezzo da pagare in termini sofferenze e frustrazioni.


Che tipo di  Stato è che si preoccupa di imporci le cinture di sicurezza o l’uso del casco per la nostra incolumità e poi permette che venga soppresso un reparto di cardiologia che ha salvato numerose vite umane in tanti anni di attività?


Tutto questo può avvenire impunemente? Sapremo reagire o accetteremo in maniera passiva che si giochi con la nostra salute e il nostro diritto di essere curati nel migliore dei modi ?


Non dobbiamo permettere che questa mentalità ragionieristica di amministrare la sanità pubblica ,  le necessità contabili di una Regione sprecona e l’incapacità di gestione da parte della classe dirigente e dei politici,  prendano il sopravvento sul concetto di salute pubblica. I cittadini pagherebbero un prezzo troppo alto.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati