Perhè il mercato settimanale non verrà spostato.

Il mercato settimanale, nonostante il consiglio comunale si sia espresso in maniera favorevole al ritorno in piazza Falcone Borsellino, continuerà a svolgersi nei pressi del campo sportivo Sant’Ippolito. Non ci sembra che ci siano i presupposti affinché l’atto di indirizzo espresso dai consiglieri comunali nella seduta del 4 novembre possa essere preso in considerazione dall’Amministrazione comunale. La decisione del Consiglio comunale, presa a maggioranza, va comunque inserita in un contesto in cui in primo luogo non si è tenuto conto degli interessi della città a cui la legge regionale di regolamentazione dei mercati settimanali (18/95) fa espressamente riferimento ed in secondo luogo perché la votazione è avvenuta alla presenza di numerosi operatori del mercato settimanale e il dibattito che l’ha preceduta ha risentito di un clima non certo favorevole ai consiglieri contrari allo spostamento. Un voto che , nel rispetto delle leggi democratiche, andrebbe annullato perché viziato da un clima intimidatorio.L’atto di indirizzo del Consiglio contrasta con la legge regionale che disciplina i mercati ed in particolare con l’articolo 8 che afferma « Lo spostamento di luogo del mercato può essere operato solo per motivi di pubblico interesse» . Non si vede, in concreto, nessuna valido motivo perché il Sindaco prenda in considerazione la proposta del Consiglio comunale visto che l’unica causa dello spostamento dovrebbe essere una presunta diminuzione degli introiti da parte dei commercianti che non rappresenta di certo un pubblico interesse e la cui causa, in un momento di crisi, non si può certo imputare al luogo in cui viene svolto il mercato. Ma vi sono altri motivi per cui le bancarelle non verranno spostate. Il primo riguarda le autorizzazioni che dovrebbe dare l’Azienda Sanitaria che difficilmente concederebbe i permessi necessari a svolgere il mercato in Piazza Falcone Borsellino. Il secondo motivo è relativo alla capacità da parte della stessa piazza di contenere tutte le bancarelle visto che non è più possibile suddividere il mercato alimentare da quello degl’altri beni. Qualcuno parla già di referendum il cui costo, in un momento di crisi come questo, graverebbe direttamente sui cittadini e comunque non risolverebbe il problema visto che da un punto di vista legislativo non avrebbe nessun valore, a causa della gerarchia legislativa che vede prevalere le norme regionali e statali sulle scelte referendarie consultive. Chi ha votato a favore dell’atto di indirizzo ha dunque commesso un grande errore, dimostrando di non avere nessuna conoscenza delle leggi e poco interesse per la città. Alle prossime elezioni questo dato crediamo vada tenuto in considerazione dagli elettori.

 

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