PER FORTUNA CHE C’E’ ANCORA LA FESTA DELLA DONNA.

Per fortuna che ogni anno arriva l’otto marzo, un giorno che deve essere importante di certo non per sguinzagliare una schiera di scalmanate che usano questa ricorrenza per scimmiottare la peggiore parte del genere maschile. Ricordo benissimo la sensazione di profondo disgusto che ho provato in varie edizioni di questa festa. Troppe sono le donne che, in occasione della festa della donna,  si lasciano andare in  risate sguaiate e rumorose, in apprezzamenti sulle figure maschili, in balli scatenati, dimostrando l’incapacità di comprenderne il vero significato. Queste donne pensano o si illudono,  di essere “emancipate” ed avere una buona condizione sociale, mentre i maschi con sufficienza, concedono loro poche ore di “libertà”, certi che allo scoccare della mezzanotte tutto ritornerà alla “normalità”.


Ma cos’è la normalità?
E’ normale per le donne vivere costantemente in uno stato di disuguaglianza profonda tanto, che le donne stesse arrivano, paradossalmente, a trovarla “normale”.
Avete mai comparato la giornata di una donna con quella di un uomo? Fatelo e vi troverete tante ingiustizie. La donna deve essere madre, moglie, impiegata, casalinga, non guasta se è anche una buona cuoca,  confidente con il marito ed i figli ed anche un pò amica, deve capire tutti e quindi essere sempre comprensiva, e se poi vuole realizzarsi anche come  “donna”  deve aggiungere all’ enorme mole di lavoro quotidiano, altro lavoro ancora.


In tutta franchezza voglio ammettere che non è certo questo il problema delle donne, geneticamente siamo programmate per fare molte cose contemporaneamente, ed allora da dove nasce l’enorme rabbia che ci assale in questi ultimi tempi?
La nostra collera nasce dall’insensato processo inverso che sta incidendo sulla società di oggi. Tutti i diritti faticosamente conquistati vengono minacciati costantemente con modi più o meno subdoli. L’ultima novità è stata innalzare l’età pensionabile delle donne a 65 anni equiparandola a quella maschile. In molti hanno detto che questo è il risultato della lotta per la parità. Le donne non vogliono certo trattamenti di favore, ma non prendiamoci in giro, tutto questo non ha niente a che vedere con la parità. Senza chiedere trattamenti di favore, vorremmo solo avere garantiti gli stessi diritti, le stesse opportunità dell’altro sesso, vorremmo avere nella società la stessa possibilità degli uomini di governare partecipando attivamente ed in prima persona alle decisioni più importanti e significative. Alcune leggi o provvedimenti dimostrano la mancata partecipazione femminile.


Quante di noi si sono sentite offese quando le numerose violenze sulle donne, degli ultimi mesi,  hanno monopolizzato l’interesse dell’opinione pubblica, glissando sul vero grande problema “Alcuni maschi stuprano le donne” focalizzando l’attenzione su un’altra tematica e riducendo il problema ad una questione di  etnia. 


Una società che continua nel 2009 a percepire la figura femminile seguendo comuni stereotipi maschilisti non potrà mai avere una crescita culturale che garantisca alle donne una vita uguale a quella degli uomini, non solo per i dovere ma anche per i diritti.


Marina Chiaramonte

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati