Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti condannato all’ergastolo

 Massimo Giuseppe Bossetti è colpevole. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Bergamo condannando all'ergastolo l'unico imputato nel processo per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio. Prima della sentenza Bossetti si era rivolto ai giudici dichiarando: “Sarò uno stupido, un cretino, ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti”. Bossetti invece è stato assolto dall'accusa di depistaggio delle indagini e calunnia per aver indicato un suo collega di lavoro durate l'inchiesta. A Bossetti invece è stata tolta anche la patria potestà. Il muratore dovrà anche risarcire con 400mila euro i genitori di Yara e con 150mila euro ciascuno dei fratelli della 13enne.

“Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti”. Con queste parole Massimo Giuseppe Bossetti si è presentato davanti alla Corte d’Assise di Bergamo che oggi deve decidere se è lui l’assassino di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre del 2010 e ritrovata senza vita esattamente tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola. Bossetti ha preparato da solo le sue dichiarazioni spontanee per ribadire la sua innocenza nel caso. Il muratore di Mapello, in carcere da più di due anni, ha sempre detto di non aver mai conosciuto la vittima. “Non vedevo il momento di poter parlare, non vedevo l’ora di potervi guardare negli occhi per spiegarvi che persona sono, che non è quella che è stata descritta da tanti in questa aula”, ha detto Bossetti rivolto ai giudici di Bergamo. “Quello che mi viene attribuito – ha proseguito – è vergognoso, molto vergognoso”. “Ancora oggi vi supplico, vi imploro, datemi la possibilità di fare questa verifica, ripetete l'esame sul Dna, perché quel Dna trovato non è il mio”, ha continuato Bossetti. “Se fossi l'assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo”, ha precisato ancora. “È impossibile, molto difficile assolvere Massimo Bossetti, ma se mi condannerete sarà il più grave errore del secolo”, ha poi detto parlando di sé in terza persona. Bossetti ha concluso il suo intervento ringraziando i giudici “per l'attenzione e la pazienza”. In aula ci sono sua moglie, Marita Comi, e sua sorella gemella Laura Letizia.

Bossetti: “Io uomo di cuore, ho adottato un bambino a distanza”
Nel corso delle sue dichiarazioni spontanee Bossetti, oltre a ripetere più volte di essere “una persona di cuore” che viveva soltanto “per mia moglie e per i miei figli”, ha voluto anche raccontare un episodio per descriversi, spiegando di aver adottato a distanza un bimbo di una famiglia in Messico. “Mi sono sentito gratificato perché il mio aiuto si è reso utile e ho dato la possibilità a un bambino di proseguire gli studi come vorrebbero tutti per i propri figli”, ha detto davanti ai giudici. Più volte ha poi detto di essere stato “insultato, denigrato e anche istigato a confessare qualcosa che non potevo confessare, perché io non sono la persona che è stata dipinta in quest'aula”. Nel corso delle dichiarazioni spontanee ha detto che lui sta “già subendo un ergastolo, due anni di vita rovinata” spiegando anche che “accetterò il verdetto qualunque esso sia perché pronunciato in assoluta buona fede”. Il muratore ha anche detto che sarebbe felice di incontrare i genitori di Yara Gambirasio, “di guadarli negli occhi perché conoscendomi saprebbero che l'assassino è ancora in libertà, poiché anche loro sono vittime di chi non ha saputo trovare il colpevole”.

“Si può supporre anche amnesia, ma non ci sono prove contro di me”
“Visto che sono state fatte tante ipotesi, perché non supporre anche che sia stato io, supponiamo che io possa aver battuto la testa e aver avuto un'amnesia e abbia rimosso tutto di quel giorno, ma la verità è che non ci sono prove concrete, non c’è un movente”, è un altro passaggio delle dichiarazioni spontanee rese  da Bossetti. Secondo il muratore nell'inchiesta e nel processo sono stati introdotti soltanto “pettegolezzi per condizionare l'opinione pubblica e soprattutto voi (ha detto rivolto ai giudici, ndr)”. Bossetti, oltre ad aver insistito molto sul fatto che “quel dna” trovato sul cadavere della ragazzina “non è il mio”, ha spiegato anche di non essersi “mai preoccupato nemmeno quando fecero l'esame del Dna a mia madre”.

L’accusa ha chiesto l’ergastolo per Massimo Bossetti
Massimo Bossetti è in carcere da ormai oltre due anni: è stato arrestato il 16 giugno del 2014 e da allora, nonostante le diverse richieste di scarcerazione presentate dai suoi legali, non è mai tornato libero. Il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio è iniziato un anno fa: nel corso di 45 udienze accusa e difesa si sono date battaglia nel ricostruire quanto accaduto il 26 novembre del 2010, giorno della scomparsa da Brembate Sopra di Yara Gambirasio. Il pm Letizia Ruggeri è convinta che esista una prova schiacciante contro Bossetti: il suo Dna sul corpo della vittima, a cui si aggiunge “un corollario di indizi gravi, precisi e concordanti” come i tabulati telefonici, le immagini del suo furgone nelle telecamere di sorveglianza, le fibre di tessuto sul corpo della vittima, riconducibili al suo mezzo. Per questo l’accusa ha chiesto per Bossetti una condanna all'ergastolo con sei mesi di isolamento diurno.

Processo Yara: i dubbi della difesa
La difesa di Bossetti ha puntato tutto sui dubbi a cui l'accusa non ha saputo dare risposte. In particolare, i legali hanno cercato di evidenziare errori e imprecisioni negli accertamenti effettuati dal Ris di Parma sugli abiti e sul corpo di Yara, che hanno permesso di isolare il Dna di “Ignoto 1” poi identificato con Bossetti. Per i legali di Bossetti ci sono state troppe “anomalie” nelle analisi effettuate dai carabinieri tali da invalidare il risultato finale. Inoltre secondo la difesa Bossetti non rispecchia per nulla il profilo del predatore sessuale. La presidente della corte, Antonella Bertoia, prima di entrare in camera di consiglio con i giudici popolari ha detto che la sentenza sarà emessa non prima delle 20. Tre le ipotesi per Bossetti: ergastolo con isolamento diurno per sei mesi, come appunto chiesto dal pm, una condanna “ammorbidita” da possibili attenuanti per l'uomo che è incensurato oppure la libertà immediata.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati