Marino parla per 4 ore con i pm degli scontrini: “Firme sono false”


Dopo oltre quattro ore di colloquio Ignazio Marino ha lasciato la procura. Secondo quanto reso noto dal legale Enzo Muscolo “rispetto ai giustificativi dei cosiddetti scontrini il sindaco Marino ha dichiarato che tutte le sottoscrizioni a suo nome in calce non sono autentiche, come può facilmente rivelarsi ad occhio nudo e come è stato peraltro già comunicato da vari siti web romani”.


Il legale ha ulteriormente chiarito come quello che ha accaduto a che fare con “una prassi, consolidata negli anni e precedente all’amministrazione Marino, secondo cui sono gli uffici del Campidoglio e non il primo cittadino a gestire questi aspetti, come è ovvio che sia e come chiunque può comprendere senza che ciò possa giustificare però la scelta (e non si sa a chi sia riconducibile) di apporre sistematicamente firme non autentiche di Marino ed indicare causali di spesa evidentemente ricostruite a posteriori e senza consultare il sindaco”.


Marino ha poi dichiarato di non aver mai voluto la carta di credito nel l’aumento del plafond di questa e che non sarebbe stata la moglie, ma bensì una sua collaboratrice ad aver prenotato delle cene. In procura il sindaco ha anche depositato dei documenti per dimostrare la correttezza del suo comportamento.


Il sindaco uscente Ignazio Marino si reca in Procura
Il primo cittadino uscente della Capitale Ignazio Marino, si è recato oggi negli uffici della procura di Roma, per affrontare un colloquio con il pm titolare del fascicolo sulle sue spese di rappresentanza da primo cittadino. Il fascicolo, nelle mani di Roberto Felici, è stato aperto a seguito degli esposti di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle.


Era stato lo stesso sindaco dimissionario a pubblicare online tutte le spese di rappresentanza sostenute, a seguito delle polemiche sul suo viaggio negli Stati Uniti a seguito di Papa Francesco. Un boomerang per il sindaco che ha visto moltiplicarsi le smentite delle ragioni addotte per quelle spese, da parte di supposti ospiti a cene e pranzi, oltre che in alcuni casi dagli stessi ristoratori. Proprio la vicenda degli scontrini è stata determinante per convincere il Partito democratico a staccare la spina alla tormentata esperienza di governo di Ignazio Marino.


Dopo l’acquisizione della documentazione relativa alle spese di Marino in Campidoglio, da parte delle Guardia di Finanza su ordine della magistratura, era stato lo stesso Ignazio Marino a chiedere di poter essere sentito nel più breve tempo possibile.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati