Mafia: il voto e il bacio in fronte dei boss per eleggere il capo, sei arresti a Palermo


Nonostante decine di indagini, sequestri, arresti e processi, la mafia continua a riorganizzarsi e lo fa usando vecchissimi riti di passaggio come nulla fosse cambiato. È quanto è emerso da una complessa indagine, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo, che oggi ha portato all’arresto di sei persone, presunti mandanti ed esecutori di un omicidio avvenuto pochi mesi fa nel capoluogo siciliano su ordine dei nuovi boss di Santa Maria di Gesù. Come si legge nelle ordinanze di custodia cautelare per i sei arrestati, durante le indagini però è emerso soprattutto “il processo di riorganizzazione interna e la capacità militare” dell’organizzazione criminale mafiosa “culminata nel recentissimo omicidio di Salvatore Mirko Sciacchitano, reo di aver partecipato, solo poche ore prima, al ferimento di Luigi Cona, legato allo stesso sodalizio pur non essendone organico”.



Nell’ambito dell’inchiesta infatti erano state piazzate numerose microspie che hanno svelato come i boss si erano riorganizzati tra vecchi riti e nuova violenza svolgendo anche una vera e propria elezione per votare il nuovo il capo con il nuovo padrino che veniva baciato in fronte. L’incontro decisivo intercettato dagli inquirenti in una sala da barba nel cuore del feudo mafioso di Santa Maria di Gesù. Le attività di indagine “hanno consentito di avere cognizione dell’attuale gruppo di vertice, legittimato attraverso il ricorso ad elezioni con la partecipazione degli altri uomini d’onore, secondo una prassi in precedenza disvelata solo dai primi collaboratori di giustizia negli anni ’80”, hanno spiegato gli inquirenti.


“A prescindere della confidenza che abbiamo… quando parliamo di Cosa Nostra…parliamo di Cosa Nostra!… Quando dobbiamo babbiare …babbiamo!”, diceva in una delle intercettazioni il boss 57enne Natale Gambino, scarcerato nel 2011 in seguito alla richiesta di revisione del processo sulla strage di via D’Amelio. Insieme a lui Giuseppe “Pino” Greco, 53 anni, già condannato per associazione mafiosa e tornato libero dopo aver scontato la pena, e il settantenne Salvatore Profeta. Fra dichiarazioni di voto e rinunce alla candidatura i boss eleggevano il capo del mandamento, Giuseppe Greco, che poi veniva ossequiato con un bacio in fronte.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati