L’ASSESSORE REGIONALE RUSSO SUL CHIELLO:” OCCORRE CONCERTARE PRIMA DI AGIRE”

Dall’incontro che si è svolto a Palermo sono due i fatti che hanno una certa rilevanza. Il primo è che l’assessore regionale alla Sanità è stato con molte probabilità informato di una situazione di cui non conosceva i termini corretti, il secondo che , una volta tanto, in questa città, si ci è reso conto che occorre agire in maniera unitaria se si vogliono ottenere dei risultati.


La sfida lanciata dai sindaci del sud della provincia di Enna con in testa quello di Piazza Armerina, Carmelo Nigrelli,  qualche risultato lo otterrà, ma non credo che ieri l’Assessore abbia preso piena coscienza della situazione. Affermare che “non è concepibile l’idea di un ospedale dietro casa” mostra come i politici siano ben lontani dai problemi reali delle comunità che amministrano.


La concertazione invocata dall’assessore è un fatto positivo, ma è chiaro che non possono porsi dei paletti limitativi quando è evidente che nell’opera di risanamento della sanità siciliana vi sono dei chiaroscuri e dei comportamenti indecifrabili.


Se “potenziare i servizi sanitari sul territorio garantendo il diritto alla salute previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana.” , così come afferma l’assessore Russo, viene ritenuta una priorità rispetto alla reale esigenza di fornire un servizio adeguato dal punto di vista logistico, siamo su una strada sbagliata e pericolosa. Anzi, questa affermazione che tradotta dal politichese suona come “vi dovete rassegnare ad un declassamento del Chiello” , dimostra che per risanare il deficit siciliano sulla sanità si sta percorrendo una strada che non tiene conto dei veri sprechi e che sta caricando sui cittadini un prezzo troppo alto che potrebbe tradursi in perdite di vite umane.


I veri sprechi sono nelle convenzioni con cliniche e laboratori privati; è lì che occorre agire. Potenziare il sistema pubblico e ridurre il ricorso alla sanità privata. L’assessorato lo scorso anno ha erogato 464 milioni di euro per i rimborsi delle prestazioni ai privati: una somma gigantesca che non riesce a diminuire e che , se investita in parte negl’ospedali, porterebbe ad una importante riqualificazione dei servizi. Forse è più facile chiudere o declassare un ospedale, anche se produttivo, che eliminare qualche convenzione. Chissà perché !

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati