Italia bella, cattiva e vincente. Spagna surclassata, ora sotto con la Germania

Conte voleva un'Italia "brutta, sporca e cattiva". Ha avuto un'Italia bella, cattiva e vincente. L'Italia migliore contro l'avversario più forte. L'Italia tutta corsa e grinta spegne il tikitaka, blocca Iniesta, allontana Busquets e con le armi che hanno fatto grande il calcio all'italiana. E' la squadra di Eder e di Giaccherini, fondamentali nel dare profondità. L'Italia di De Rossi, che ha giocato un primo tempo sontuoso prima di farsi male alla coscia, e di Parolo tanto generoso in copertura su Fabregas quanto pronto ad accompagnare Florenzi. L'Italia di Bonucci e di Chiellini, suo il gol dell'1-0, che cancellano Morata prima e Aduriz poi. E' l'Italia di Eder e di Pellé, che segna un gol fotocopia a quello che ha chiuso l'esordio contro il Belgio e apre la festa. E ora sotto con la Germania, che all'Europeo non prende gol dalla doppietta di Balotelli di quattro anni fa (meno un giorno, era il 28 giugno).

La partita – E' un'Italia perfetta in difesa: 16 tiri respinti, 19 palloni intercettati contro, 11 duelli aerei vinti e 16 tackle a 15. E' un'Italia che tocca meno palloni, ma tiene la Spagna lontana dalla propria area. Un'Italia che pensa in verticale e colpisce, come dimostra questo grafico che riassume i palloni toccati: si vede bene che l'Italia, rappresentata dai palloni arancioni, è riuscita più degli spagnoli a tenere gli avversari lontani dal centro del campo e dagli ultimi 16 metri.

L'assetto tattico – Conte sceglie di mantenere Florenzi a destra a contenere Nolito e dirotta il più disciplinato De Sciglio a seguire le tracce di David Silva, accompagnato dai movimenti di Fabregas. Ed è proprio il milanista a rubar palla in mediana e sfruttare lo spazio che si apre alle spalle di Silva, con Juanfran sempre molto bloccato, per creare la prima situazione di pericolo.Bravo, nell'occasione, Giaccherini ad accompagnare all'interno tra De Sciglio e Fabregas, nella zona dove la Spagna si è mostrata più vulnerabile nelle tre gare del girone. E da lì creerà ancora la grande occasione, con il palo sulla rovesciata poi cancellata dal fischio per gioco pericoloso.

Ripartenze – Le Furie Rosse fanno girare bene palla, ma non sempre le coperture preventive funzionano nei primi minuti. Come avevamo ipotizzato, in fase di non possesso, Giaccherini si alza a pressare subito Busquets, per allungare il centrocampo spagnolo ed evitare uno scarico facile, Parolo va a prendere Iniesta e De Rossi scala a chiudere su Fabregas. De Sciglio, scelto anche per questo come sostituto di Candreva, garantisce buona spinta in avanti e scivola bene all'altezza della BBC creando di fatto una linea a quattro con Barzagli che scala quarto a destra così da non lasciare Florenzi solo contro Nolito e Jordi Alba che sovrappone con buona continuità.

L'Italia crea le occasioni migliori in avvio. Gli azzurri hanno un altezza media superiore di 4 centimetri rispetto alla Spagna, che marca a zona sui calci piazzati ma Busquets, sulla punizione di Florenzi da sinistra, si perde Pellè che chiama De Gea alla gran parata. Da rivedere, comunque, i blocchi difensivi della linea iberica.

Parolo determinante – La Spagna sale, preme dopo i primi 20 minuti. David Silva tende ad accentrarsi di più e questo impedisce a Giaccherini di supportare a dovere Parolo in fase di copertura: il centrocampista della Lazio, che aveva dichiarato di non aver ancora dimenticato il 4-0 della finale europea di quattro anni fa, si lamenta con Conte. Il ct guida il pressing, vorrebbe telecomandare la squadra, ed è proprio Parolo a completare il contropiede azzurro al 25′. Quando l'Italia alza il ritmo riesce a sfruttare gli spazi fra le linee. E' Bonucci che avvia la transizione. Eder accompagna, la Spagna si apre, ma il difensore appoggia in mezzo a Pellé che subito la mette sulla corsa di De Sciglio, ancora una volta con molto spazio a disposizione. De Sciglio va al cross e Parolo si infila di testa a completare un'azione molto simile a quella che l'ha portato a colpire la traversa contro la Svezia.

Asso Giaccherini – L'Italia fa tutto quello che deve. Difende alta e riparte veloce. A sinistra, Jordi Alba sale sempre molto e alle sue spalle si crea lo spazio per andare in velocità: spazio che Florenzi sfrutta per creare superiorità numerica, con l'appoggio di Eder che si allarga a costruire un triangolo su questo versante, e andare al tiro, come sul finale di primo tempo. Dalla parte opposta, è Giaccherini l'uomo chiave. Sua l'ultima occasione del primo tempo, grazie ancora a De Rossi che illumina il gioco azzurro: il fallaccio di Ramos su Parolo non spezza il contropiede lanciato da Pellé bravo a difendere palla e aspettare la sovrapposizione del compagno a sinistra, sull'esterno.  Ancora una volta, c'è troppo spazio fra le linee spagnole di difesa e centrocampo in fase di non possesso. Così quando l'Italia recupera palla, l'occupazione degli spazi risulta spesso precaria e il lavoro delle mezzeali azzurre nel 3-5-2 riesce a esacerbare le difficoltà delle Furie Rosse.

Primo tempo – E' l'Italia che Conte voleva, che tocca gli stessi palloni degli spagnoli (309 a 310) ma ne intercetta 13 contro 5 e vince il doppio dei duelli aerei (8 contro 4). Difende bassa ma non passiva, non a caso, contrariamente a quanto visto contro la Svezia, non sono i difensori ma De Rossi (38) a toccare più palloni nel primo tempo fra gli azzurri. E la direzione di passaggio più frequente non è un appoggio da un difensore all'altro ma una verticalizzazione fra Chiellini e De Sciglio (11 nei primi 45 minuti). L'Italia elastica che pensa in verticale arriva ben sette volte al tiro contro le sole due conclusioni iberiche. Meglio di così era davvero difficile fare. Nasce così il primo tempo di gran lunga migliore dell'Italia di Conte a Euro 2016.

De Rossi, però, è costretto a uscire a inizio secondo tempo: inevitabilmente entra Thiago Motta. Cambia anche Del Bosque, che mette Aduriz per Nolito e ripropone un tridente con Morata più largo come nell'amichevole di marzo, quell'1-1 firmato dall'esperto centravanti dell'Athletic in fuorigioco. Ma è ancora l'Italia a dare lezioni di contropiede. Perfetta l'intesa fra i due attaccanti con Pellé che viene dietro e prolunga per lo scatto di Eder che prende in mezzo Piqué, ancora poco aiutato da Ramos e ancor meno dai centrocampisti, e si invola verso la porta, salvo aspettare un attimo troppo per la conclusione. Si vedono però i quasi venti metri fra centrocampo e difesa, e le possibilità per l'Italia di creare un 3 contro 3, anche 3 contro 2, sulla trequarti e mandare in due tocchi l'uomo in porta.

Al minuto 70, per la prima volta la Spagna ci mette in difficoltà palla a terra. L'Italia, che da qualche minuto si abbassa con una pura linea a quattro in difesa, subisce la tipica combinazione dalla fascia verso il centro, illuminata dal tacco di Iniesta troppo libero ai 18 metri  anche perché Motta si abbassa meno di De Rossi, ed è anche comprensibile in quello che diventa un 4-4-2 in copertura, e conclusa dal tiro fuori di Aduriz. E' l'ultima azione che vede dal campo Morata, sostituito da Vazquez che va alto a destra con Silva a sinistra.

Negli ultimi dieci minuti, Conte fa rifiatare Eder, che ha fatto un grandissimo lavoro, per Insigne, che ha fatto benissimo nei pochi minuti contro l'Irlanda. E' un'Italia che ha dato tutto, che sbaglia un appoggio facile di testa e regala la più grande occasione alla Spagna: il riflesso di Buffon su Piqué vale un gol. E dal possibile 1-1 si arriva al 2-0. E' un altro contropiede micidiale a stendere la Spagna, un gol in girata dal limite dell'area piccola simile a quello segnato al Belgio. E' uno schema studiato, provato e riprovato. Uno schema che sul campo riesce. Uno schema che vale un posto nella storia.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati