IL 60% DEGLI STUDENTI DI SCUOLA MEDIA NON SA PERCHE’ SI SUSSEGUONO GIORNO E NOTTE.

12/20/2007 – Le scuole medie italiane avranno nei prossimi mesi a disposizione cinque milioni di euro per organizzare corsi di recupero in Matematica e Italiano. Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ieri mattina ha firmato una direttiva che tenta di porre rimedio alla poca conoscenza che gli studenti hanno delle due principali materie insegnate nelle scuole italiane. Da un sondaggio somministrato a Pisa a 21.000 studenti emerge un livello di conoscenze piuttosto scarso , non solo nelle materie citate. Il 61% non sa perché il giorno si alterna alla note. Un quadro disarmante.

La scelta del ministro di avviare corsi di recupero ed investire cinque milioni di euro non risolve il problema: alla fine i ragazzi dovranno affrontare un ulteriore impegno scolastico che ricalcherà nei metodi e nei modi le tradizionali lezioni. Il problema dell’insegnamento nella scuola italiana non è legato tanto ad un fatto quantitativo quanto all’aspetto qualitativo. In realtà prima di chiederci perché i quindicenni italiani evidenziano lacune formative importanti, dovremmo chiederci se i metodi di insegnamento della gran parte dei docenti sono in grado di assolvere all’importante funzione di trasmissione del sapere. La risposta non può che essere negativa. Il problema non è legato alle conoscenze degl’insegnanti, al loro grado di preparazione ma alla loro capacità di interessare gli alunni agl’argomenti. E’ una dato di fatto che le lezioni sono spesso aride e noiose. Negl’ultimi decenni nel campo della comunicazione sono stati fatti passi da gigante, ma la scuola italiana ha sempre ignorato la necessità di adeguare i metodi di insegnamento alle nuove tecniche di apprendimento.
Il risultato è che oggi un insegnante d’italiano, dovendo spiegare l’analisi logica o l’utilizzo della punteggiatura in un periodo, riesce ad interessare all’argomento solo pochi elementi di una classe , quelli più volenterosi, costringendo gran parte degl’alunni a distrarsi.

L’attenzione di un gruppo la si ottiene non attraverso l’imposizione del silenzio e della disciplina, ma creando spunti d’interesse, rendendo la lezione viva , partecipata e, sopratutto, facilmente comprensibile. Quando l’atteggiamento degli alunni non corrisponde alle esigenze del momento , quando la classe non è attenta , appare distratta, è proprio quello il momento in cui un bravo insegnante dovrebbe saper cogliere il feedback negativo e modulare l’insegnamento per ricatturare l’attenzione. Ciò che è un problema per molti docenti è in realtà un grande occasione di verifica del proprio lavoro.

Tutto questo implica una maggiore responsabilità del personale docente della scuola italiana che dovrebbe partire da presupposti diversi per valutare il proprio lavoro. Se in una classe vi sono troppe deficienze, se pochi raggiungono la sufficienza, il problema non è degl’alunni, ma della poca professionalità dell’insegnante. Per tutto questo i cinque milioni di euro messi a disposizione del ministro finiranno nelle mani dei soliti insegnanti, che faranno le solite lezioni e otterranno il solito risultato.



Nicola Lo Iacono

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