Ignazio Marino sui mandanti dilla tutta: sono Matteo Renzi e Matteo Orfini


Dicembre 2014: stretta di mano fra Matteo Renzi e Ignazio Marino
Come in quella foto in cui Matteo Renzi e Matteo Orfini giocano a Playstation e quell’altra in cui gli stessi si sfidano a biliardino, oggi il Game Over è puntualmente arrivato, solo che non si giocava a calcio virtuale, in ballo c’erano persone e cose, c’era il Comune di Roma e la carriera politica di Ignazio Marino, sindaco decaduto della Capitale, grazie alle dimissioni contemporanee e coordinate di 26 consiglieri cittadini. «Chi mi ha accoltellato ha 26 nomi e cognomi e un unico mandante» dice il novello Giulio Cesare, scordandosi che in certi casi il sottinteso e l’ovvio non possono e non debbono aver spazio: chi può deve chiarire, facendo nomi e cognomi, accollandosi oltre alle responsabilità politiche anche quelle mediatiche. Il termine ‘mandanti’ sottintende una trama oscura, una congiura. Ma anche un atteggiamento di mafiosità all’interno del Partito Democratico e tra coloro che si sono dimessi. È una definizione molto forte (qualcuno ha fatto di peggio, mesi fa). Va quanto meno spiegata.



Volendo sostituirci al decaduto Marino, cerchiamo di essere però più coraggiosi.  Ipotizziamo con una buona percentuale di attendibilità che il sottinteso mandante si chiami Matteo e abbia due teste. Matteo Orfini, commissario del Pd di Roma, l’artefice dell’House of Cards alla vaccinara che ha portato la Capitale d’Italia a una crisi politica che nemmeno al Bagaglino avrebbero mai sceneggiato. E poi c’è l’altro Matteo. Matteo Renzi. Che riceve in diretta video uno sganassone mai visto da quando è premier. «Non ho avuto assolutamente rapporti turbolenti con Matteo Renzi. In questo ultimo anno non ha proprio avuto alcun rapporto con lui» dichiara l’ormai ex sindaco di Roma, a ruota libera. È possibile che il capo dell’azione amministrativa della Capitale d’Italia nonché politico fondatore del Partito Democratico non abbia rapporti con il capo del governo italiano, nonché segretario dello stesso partito? L’ultima foto con un abbozzo d’intesa tra Renzi e Marino risale in effetti al 15 dicembre 2014, in occasione della candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2024.


Una storia semplice, nel senso sciasciano del termine. Se ne deduce che Roma oggi più che mai è lo specchio d’un Paese complottaro, in cui il potere è capace di spostare l’asse della democrazia dalle Aule agli studi di notaio. E ora? Orfini dice che non si dimette, Renzi dice che è una pagina chiusa e amen.


Marino in un’ardita metafora durante il suo discorso finale si chiede retoricamente a se stesso: «Ho sbagliato qualcosa? Certo. Ma in chirurgia si dice che l’unico chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria». E non solo, caro Marino. L’altro chirurgo che sbaglia è quello che uccide il paziente. E lo stato pietoso di Roma, oggi, non può non essere anche colpa tua.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati