Fiscalismo e LUF

Le note vicende del trasferimento in Russia per motivi fiscali dell’attore francese Gerard Depardieu, non a Montecarlo, San Marino o Lussemburgo, ma a Mosca, ove la pressione tributaria è minore degli altri Paesi europei, Italia compresa, hanno proposto al mio caro amico Giovanni Vanadia, noto avvocato ed imprenditore, alcune valutazioni sul carico fiscale che condivido pienamente, alla luce dei noti concetti di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, i cui principi, condivisi da una pletora di persone in tutto il mondo, sono stati anche le fondamenta e il cemento per la costituzione di tante democratiche nazioni di questo vecchio continente, tra cui Francia e America e, successivamente, anche Italia.

Quanti si ritengono custodi ed osservanti di tali princìpi non possono esimersi dall’affrontare, con libertà di pensiero ed onestà intellettuale, una revisione dei limiti della contribuzione fiscale a carico dei componenti la comunità ove vivono ed operano.
La prima questione sorta spontaneamente afferisce al fatto se la contribuzione debba essere parametrata al beneficio che ciascun individuo trae dall’appartenenza al gruppo sociale o se debba esser collegata alla capacità propulsiva o da altri fattori.
Questa prima ipotesi si scontra duramente con tutti i princìpi solidaristici ed esprime solo mero egocentrismo estremo.

La seconda si presta ad una serie di ragionamenti e di riflessioni all’apparenza contraddittori.
Infatti, nella nostra Costituzione, così come nella maggior parte di quelle moderne, viene indicato il parametro della capacità. All’art. 53, viene testualmente dichiarato che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche, in ragione della loro capacità contributiva. Viene, poi, aggiunto che il sistema tributario è uniformato a criteri di progressività, per cui la capacità contributiva si estrinseca nella redditività o nel patrimonio o in entrambi.
La risposta, pertanto, non può che essere la terza, anche se, a ben vedere, il patrimonio è frutto di mancato consumo e, quindi, di risparmio proveniente dal reddito.

In sostanza, è come se il reddito, già tassato ma non consumato, debba essere soggetto nuovamente a imposizione fiscale.
In teoria, tale proposizione è aberrante, poiché, con formula matematica tendente all’infinito, porterebbe ad una ablazione totale di quanto non è stato consumato e si è via via accumulato.
In realtà, poiché le differenziazioni tra individui sono quanto di più disparato si possa immaginare, le capacità di accumulo, in conseguenza di un non consumo e di un diverso grado di capacità reddituale, sono anch’esse differenziate.

E qui subentra il principio solidaristico della Fraternità che giustifica la contribuzione non solo sul reddito, ma anche sul patrimonio, mentre quello del limite della solidarietà rimane sempre fermo.
L’immagine della solidarietà è sicuramente rappresentato dal donatore di organo, seguito dal donatore di sangue.
Lo Stato, pertanto, impersona la figura intermediaria della solidarietà tra gli individui del gruppo che, in assenza di regole organizzative, finirebbe per arrivare al reciproco cannibalismo.

Ma quale limite ha lo Stato, terzo tra le parti, entità profana, per realizzare compiutamente i principi di cui all’acronimo LUF, con cui ogni Stato moderno si è ammantato?
Questo è il vero grande interrogativo evidenziato dal cambio di maglia di Depardieu.
Improvvisamente, si pone innanzi l’ipotesi di globalizzazione fiscale che, ribadendo i dubbi sulla valenza universale dei concetti sopraesposti, potrebbe ipotizzare che quanti aderiscono a quei princìpi potrebbero operare con una visione antistorica, salvo un ripensamento critico delle stesse astrazioni di Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

Personalmente, come il mio amico, sono convinto che la concettualizzazione di questi assiomi siano sempre ed universalmente validi, ma che ogni Stato, in questo terzo millennio, non potrà sottrarsi alla concorrenza della globalizzazione fiscale, potendo comportare, necessariamente, un limite agli interventi solidaristici o, in altro senso, una razionalizzazione delle spese, parallelamente ad una loro diminuzione.
Altro interrogativo è quello scaturente dall’applicazione concreta dei principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, così come formulati dai coniugi Anna Eleanor e Franklin D. Roosevelt ed adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre del 1948 a Parigi, in uno ai concetti espressi dall’acronimo.
Come tutti i processi sociali, anche questo avrà un percorso lungo e travagliato, ma alla fine, la valenza di tali assiomi non potrà che trovare piena applicazione anche in quei gruppi sociali che oggi consideriamo oscurantisti e retrogradi.

Pertanto, se è vero che all’economia possono applicarsi i principi della fisica idraulica, considerando i mercati internazionali e le relative Borse come vasi economici comunicanti, si finirà con l’avere il medesimo livello di socialità. Allo stesso modo, tali principi sopracitati sono applicabili anche all’etica e, quindi, la corrente di pensiero che sostiene i più alti concetti di Libertà, Uguaglianza e Fraternità potrà travalicare le barriere di tipo ideologico-religioso che, invece, quotidianamente vengono frapposte.
Ma poiché le questioni e conseguentemente gli interrogativi non finiscono mai, ci si dovrà chiedere quali limiti gli stati dovranno necessariamente adottare relativamente all’etica solidaristica se non vorranno prendere atto di un’eventuale dispersione di capitale umano che accompagna, normalmente, chi gode di maggiore capacità contributiva, provvedendo a rendere i luoghi di approdo sempre più appetibili ed interessanti.

L’amara morale che scaturisce da siffatte valutazioni ed opinioni, da tali pensieri espressi in autonomia, è che mentre il capitale e la ricchezza non hanno confini, le idee, che per definizione dovrebbero invece essere libere e senza limitazioni alcune, rimangono costipate e compresse da oscuri circuiti dogmatici e liberticidi.


Michelangelo Trebastoni

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati