Esentasse cronici e tartassati permanenti

Secondo una recente elaborazione dell’Ufficio studi della Banca d’Italia, riferendosi ad un’indagine campionaria sui bilanci di oltre 8 mila famiglie, realizzata ogni due anni dall’importante Istituto di credito, nel nostro Paese, l’82,6% dei proprietari di prima casa sono pensionati, operai, impiegati o disoccupati. L’altro 17,4%, invece, è costituito da famiglie di dirigenti, imprenditori e lavoratori autonomi.

Nello specifico, i pensionati sono pari al 43,7%, gli impiegati al 17,9, gli operai al 17,4 e i disoccupati al 3,6. Delle altre famiglie, invece, il 6,2%  comprende i lavoratori autonomi e i dirigenti, mentre il 5% gli imprenditori e i liberi professionisti. Il 67,2% delle famiglie è proprietario della casa in cui risiede, a cui si aggiunge un altro 10,7% che gode dell’abitazione a titolo gratuito o attraverso l’usufrutto. Pertanto, il 78% circa delle famiglie italiane, con esclusione di quelle che possiedono una casa di lusso, beneficerà dell’abolizione della tassazione sulla prima casa. La Sardegna e il Molise sono le regioni più avvantaggiate dall’addio alla Tasi.

Certamente, l’esenzione avrebbe potuto interessare anche le strutture ricettive alberghiere e quelle extra alberghiere, visti i tempi che corrono, in uno agli istituti scolastici, ma accontentiamoci, tanto la festa non durerà per sempre. 
A livello territoriale, invece, l’unica banca dati in grado di fotografare la distribuzione delle famiglie residenti in abitazione di proprietà è il censimento Istat del 2011. In questa analisi censuaria, le famiglie che a livello nazionale vivono in una casa di proprietà sono pari al 71,9% del totale. Le regioni che, invece, presentano la percentuale più elevata di famiglie che risiedono in abitazioni di proprietà sono la Sardegna e il Molise, entrambe con il 77,1%, il Friuli Venezia Giulia con il 76,8%, le Marche con il 76,1%, il Veneto con il 76%, mentre La Liguria con il 69,1%, la Valle d’Aosta con il 65,6% e la Campania con il 61,9% sono i territori dove l’incidenza dei proprietari è inferiore.

La tendenza attuale parrebbe favorevole a sgravare il modesto bilancio familiare da una tassa  iniqua nei confronti di chi ha lavorato una vita, indebitandosi con le banche, per acquisire un diritto, quello della proprietà di un immobile, seppur moderato nei mq. Non è un problema di destra o di sinistra, come ovviamente asserito dal premier Renzi, ma, intanto, la sua sinistra si è appellata contro l’esenzione perché non sarebbe conforme alla linea del partito.    
 
Di contro, continuano le polemiche sulla stampa relative ai possedimenti dei prelati in porpora che, oltre a possedere immobili non certo contenuti nella metratura, non pagano le corrispettive tasse perché esenti, secondo privilegi oramai consolidati dalla normativa italiana. Di questo la sinistra del Belpaese non fa cenno e non parla, però. L’attico di Tarcisio Bertone in Vaticano, per esempio, un appartamento di qualche centinaia di metri quadri vicino a Santa Marta, la casa di Papa Francesco, di cui ho già fatto cenno in qualche articolo recente, completamente ristrutturato ma non a sue spese, come ha dimostrato il giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi, che, in un’anticipazione del suo ultimo libro “Avarizia”, pubblicato da Repubblica, scrive “Partiamo dal Bambin Gesù.

O meglio da una fondazione controllata, nata nel 2008 per raccogliere denaro per i piccoli pazienti. Gli investigatori della società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC), nella bozza del rapporto consegnata al Vaticano il 21 marzo 2014, dedicano alla onlus italiana con sede in Vaticano alcuni passaggi della loro due diligence. Nel focus si evidenzia l’affitto di un elicottero, nel febbraio 2012, per la bellezza di 23 mila e 800 euro. Pagati sull’unghia dalla fondazione Bambin Gesù a una società di charter per trasportare monsignor Bertone dal Vaticano alla Basilicata per alcune attività di marketing svolte per conto dell’ospedale. Ma c’è un’altra spesa della fondazione non pubblicata sul rapporto PwC che rischia di imbarazzare il Papa e il Vaticano. Quella che riguarda il pagamento dei lavori della nuova casa di Bertone a palazzo San Carlo. La fondazione, definita da PwC come un veicolo per la raccolta di fondi volti a sostenere l’assistenza, la ricerca e le attività umanitarie del Bambin Gesù, ha saldato le fatture dei lavori per un totale di circa 200mila euro, pagati all’azienda Castelli Real Estate dell’imprenditore Gianantonio Bandera”.

“Profiti, – scrive sempre Fittipaldi – fino al 2015 presidente sia del Bambin Gesù che del consiglio direttivo dell’omonima fondazione, conferma invece la spesa autorizzata a favore dell’appartamento di Bertone”, già finito nella bufera per la sua ampia metratura. “La parcella – spiega Profiti – sarebbe stata giustificata dal fatto che la casa del cardinale sarebbe stata poi messa a disposizione della fondazione stessa per finalità istituzionali. È vero, con i soldi stanziati da noi è stata ristrutturata una parte della casa di Bertone, cercando di ottenere in cambio la disponibilità di potere mettere a disposizione l’appartamento”. A disposizione de che?
 
 
L’elenco degli appartamenti di lusso che il Vaticano riserva ai suoi cardinali è davvero lungo, come si ricava anche dal libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi. S’è molto parlato dell’attico di Tarcisio Bertone, all’ultimo piano di Palazzo San Carlo in Vaticano e dei 200mila euro per lavori di ristrutturazione pagati dalla fondazione Bambin Gesù, ma il dibattito ora è se l’attico sia di 700 metri quadri o soltanto di 500.
Anche dei cardinali Velasio De Paolis, di Franc Rodé, di Kurt Koch, che abitano nella splendida palazzina del Sant’Uffizio, al lato di Porta Cavalleggeri, si è parlato. Con loro c’è pure lo statunitense Raymond Leo Burke, classe 1948, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta con i suoi 417 metri quadrati. A pochi passi, nel quartiere di Borgo Pio, c’è la residenza principesca di 524 metri quadrati del cardinale americano William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina e la Fede, che, abituato al gran lusso, ha avuto uno spiacevole incidente qualche settimana fa alle Hawaii, essendo stato arrestato per guida in stato di ebbrezza.

In un altro bel palazzo a ridosso di via Conciliazione, sfiora i 500 metri quadrati la dimora del canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i vescovi, mentre il cardinale Sergio Sebastiani, 84 anni, membro, tra l’altro, della Congregazione per i vescovi e di quella per le cause dei santi, vive in un immobile di appena 424 metri quadrati.
Non parliamo, poi, del cardinale Domenico Calcagno, detto Monsignor Rambo, per via della passione per i fucili, da uomo di Chiesa, in atto presidente dell’Apsa, che ha deciso che l’appartamento di servizio non gli è bastevole e si è creato un buen retiro con appartamento e cascina immersi in una ventina di ettari all’interno della tenuta San Giuseppe sulla Laurentina.

Un bel contrasto tra il Pontefice che vive in 50 metri quadri a Santa Marta e questi principi della Chiesa che non rinunciano al lusso e ai privilegi, salvo inveire sulla stampa contro quelli degli altri. Non tutti, però, la pensano così. Il cardinale Achille Silvestrini, per esmpio, abita da sempre nella palazzina della Zecca in un modesto appartamento e, come lui, il cardinale Beniamino Stella, ministro vaticano del Clero, nel palazzo delle suore di via dell’Erba. Poi, di contro, c’è monsignor Nunzio Scarano, ex responsabile dell’Apsa, ancora al centro di una torbida storia di riciclaggio, che, nel suo appartamento di Salerno, di ben 800 metri quadri, viveva tra ori, argenti e quadri di De Chirico.

Altri residenti vicini al Sant’Uffizio, porporati e monsignori di rango, come il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, vive più modestamente in 265 mq; l’ex segretario di Ratzinger, monsignor Josef Clemens, in 226 mq; il cardinale Paul J. Cordes, capo della Commissione disciplinare della curia romana, in 259 mq; il vescovo Giorgio Corbellini in 204 mq. Tutti esentasse, chiaramente.
Lo stesso giornalista Emiliano Fittipaldi ricorda che la deputata Monica Cirinnà e suo marito Esterino Montino, entrambi Pd, vivono in un appartamento di Propaganda Fide per 360 euro al mese, mentre il più noto Bruno Vespa, invece, paga 10 mila euro al mese a piazza di Spagna.
Se anche i ricchi e gli esentasse cronici piangono, noi tartassati permanenti possiamo solo farcene una ragione.


Michelangelo Trebastoni

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati