Enna. Gdf – 7 avvisi di garanzia per il presunto cantiere abusivo al Castello di Lombardia

Clamorosi risvolti nell’indagine relativa al presunto cantiere abusivo e di danno archeologico del Castello di Lombardia dove lo scorso anno la Guardia di Finanza ennese, comandata a quel tempo dal colonnello Giovanni Carlo Liistro su mandato del sostituto procuratore della Repubblica Francesco Rio, titolare dell’inchiesta, aveva apposto i sigilli di Stato che ne sancivano il sequestro. Pochi giorni fa la conclusione delle investigazioni ha portato il Pm Rio ad iscrivere nel registro degli indagati sette persone alle quali la stessa Gdf comandata adesso dal colonnello Giuseppe Licari ha consegnato gli avvisi di garanzia.

E ci vanno giù duro i Pentastellati ennesi, tramite la parlamentare regionale Valentina Zafarana che chiede la sospensione delle figure apicali coinvolte che sono Egidio Elio Marchese, ingegnere capo del Genio Civile, due funzionari dello stesso Ente, Innocenzo Di Gregorio Gulizia e Gaetano Di Maria, il sovrintendente ai Beni culturali Salvatore Ernesto Maria Gueli, il direttore dell’unità operativa Sezione beni architettonici Antonino Mameli, il direttore dell’unità operativa Sezione beni paesaggistici Piero Gurgone e il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Enna, Paolo Puleo. L’inchiesta, va ricordato, è scaturita da una serie di accertamenti forniti alla Procura da un’associazione di cultori di archeologia che ha inoltrato relativo esposto cartaceo e fotografico su un cantiere di somma urgenza presso il Castello di Lombardia, dove i soci rilevavano presunte illegalità e danni al prezioso ed insostituibile monumento medievale ennese, fonte di economia turistica per la città già sede del “Teatro più vicino alle stelle” ed inesauribile fonte di cultura..

L’unico soggetto politico intervenuto a tutela del famoso bene che ora è passato in carico al Comune di Enna, è stato il M5s rappresentato a Sala d’Euno dai consiglieri Davide Solfato e Marilina Frattalemi “Considerati gli enti regionali coinvolti – nel 2014 – il M5s ennese aveva fatto porre all’Ars un’interrogazione a risposta scritta dal proprio deputato Valentina Zafarana. Questa la risposta pervenuta un anno dopo da parte dell’allora assessore Antonio Purpura: "Contrariamente a quanto lamentato dalle locali associazioni ambientaliste, l’impresa esecutrice dei lavori, pur avendo dato inizio ai lavori senza aver ottenuto formale autorizzazione, commettendo una irregolarità di carattere amministrativo, non ha tuttavia arrecato alcun danno al costone roccioso, non attuando alcuna erosione della base rocciosa, né ha indebolito la staticità e le condizioni geologiche del sito".

Di diverso tenore le conclusioni delle indagini preliminari cui è giunta la Procura della Repubblica che reputano non sussista il carattere "di somma urgenza" ex art. 176 del Dpr 207/2010, dichiarato nel 2013 dai funzionari del Genio Civile, Egidio Marchese, Enzo Di Gregorio Gulizia e Gaetano Di Maria. Ma Purpura difendeva anche l’operato della Sovrintendenza non imputandole alcuna colpa. La Procura ennese è giunta a conclusioni opposte nei confronti di Gueli e Mameli reputati soggetti investiti ex art. 18 del D.Lgs. 22/01/2004, n. 42 della vigilanza sui beni culturali nonché sulle aree interessate da prescrizioni di tutela indiretta. Va ricordato, infatti, che il Genio Civile era competente sulla presunta inesistenza della somma urgenza dei lavori mentre la Sovrintendenza sarebbe dovuta intervenire per evitare che l’impresa esecutrice non adoperasse mezzi meccanici e soprattutto non intervenisse nello scavo del costone roccioso con mezzi meccanici e con opere in calcestruzzo.

“Non può, infatti, escludersi – hanno detto in una nota, Solfato e Frattalemi – che nell'effettuare tale scavo si sia anche operato un taglio dell’adiacente parete marnosa e che questo abbia costituito, a tutti gli effetti e contrariamente a quanto affermato, un ‘danno al costone roccioso,’ ed una ‘erosione della base rocciosa’ sottostanti la cinta muraria del Castello di Lombardia, come comprovato dalla documentazione fotografica allegata all’esposto/denuncia presentato nel marzo 2014 alla Procura della Repubblica di Enna, da cui ha avuto origine l’indagine. Inoltre, gli effetti di questo maldestro intervento su ‘la staticità’ e le condizioni geologiche del sit”, il cui indebolimento è escluso categoricamente dall'assessorato, saranno accertati da successivi studi a carattere geologico e geotecnico”. La perizia sui lavori è stata affidata dal sostituto Rio e portata a compimento al Ctu Alberto Fonte. Proprio, nei giorni scorsi, la Procura ha depositato anche i capi di imputazione.

Mario Antonio Pagaria

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati