È rivoluzione nella Chiesa: papa Francesco apre sulla comunione ai divorziati risposati

È rivoluzione: saranno i vescovi delle singole diocesi, affidandosi al loro “discernimento pastorale” a stabilire se ed in quali casi riammettere i divorziati risposati alla comunione. E’ questa la grande novità contenuta nella esortazione apostolica post-sinodale “Amoris laetitia”, a firma di papa Francesco, presentata poco fa nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede. La decisione papale, come ha spiegato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, è stata presa perché queste persone “vanno integrate e non escluse dalla vita della Chiesa”. In effetti il documento inizia in modo netto: "Desidero ribadire – spiega il Papa  – che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano.

" Un documento dirompente, che non mancherà di suscitare polemiche nei gruppi più tradizionalisti, anche perché si può prestare a differenti interpretazioni perché, spiega Francesco, "nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti." Per Baldisseri il “documento corona il lavoro biennale del sinodo straordinario sulla famiglia” con il Papa che “non dimentica di rivolgere la sua attenzione alle fragilità delle famiglie e ai loro fallimenti” proponendo il “discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispecchiano quello che il Signore vuole.” In effetti il Papa scrive che "stentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle

" Il cardinale austriaco Schonborn, nel corso della conferenza stampa, ha anche spiegato che “La visione dell’Amoris Leatitia è che nessuno deve sentirsi condannato” e che nell’esortazione postsinodale “c’è un cambiamento di linguaggio già percettibile durante il cammino sinodale. Sono accolte le diverse situazioni di vita senza giudicarle.” Papa Francesco stesso spiega che "il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione." Su un altro tema molto atteso, quello di un’apertura alle unioni omosessuali, il Papa chiarisce che "in ogni Paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali", anche qui lasciando aperto il campo ad interpretazioni diverse. Papa Francesco, nell'esortazione, si limita a ricordare che "nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso». Netta, invece, la condanna dell’ideologia del gender, che già in passato Francesco aveva attaccato definendola un “errore della mente umana”. 

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati