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[COMUNICATO STAMPA] IL DEPUTATO ARANCIO HA DIMENTICATO CHI RAPPRESENTA La primavera porta gioia belle giornate, la sveglia dal letargo, alcuni, i più pigri, hanno impiegato quattro primavere per svegliarsi dal lungo letargo. E’ così che al risveglio, trova dei cambiamenti, che non comprende, che non condivide. Parliamo dell’adesione di Gela, Niscemi e Piazza Armerina alla Città Metropolitana di Catania. Il Deputato Arancio, dopo aver espresso in I Commissione ARS la sua versione, dannosa per le iniziative che queste città con tanti sacrifici da anni stanno conducendo, continua con dichiarazioni prive di ogni fondamento. Così torna su argomenti già archiviati anni fa: la validità del referendum e di cosa hanno scelto le città nel 2014. Per Arancio “Il referendum è stato fatto perché Gela assurgesse al rango di capofila di un libero consorzio con confini differenti e non per entrare nell’area metropolitana; poi sono cambiate le condizioni e il risultato del referendum è stato manipolato e indirizzato su un altro fronte”, anche in I Commissione ha dichiarato che sono stati pochi i votanti nelle varie Città, quindi un dato poco significativo. Ed allora urge rifare chiarezza, soprattutto per chi si è da poco risvegliato. Il referendum è di tipo confermativo, quindi come tale non ha un quorum, per dirla in breve, la maggioranza di chi si reca a votare decide, anche perché a monte c’è già una decisione che è quella presa dal Consiglio Comunale. L’esito del Referendum è stato oggetto di esame da parte dell’Ufficio legislativo regionale, (Prot. Gen. Assessorato Autonomie Locali n° 15.595 del 10/10/2014) pubblicato in GURS il 15/05/2015, con specificazioni sulle modalità pubblicate in GURS il 19 giugno 2015. Il referendum, per chi non si fosse recato a votare nel 2014, citava nel foglio la seguente domanda: ““SEI FAVOREVOLE AD ADERIRE AL LIBERO CONSORZIO DI COMUNI DI CATANIA, ISTITUITO DALL’ART. 1 DELLA LEGGE REGIONALE 24 MARZO 2014, N. 8, COME DELIBERATO CON ATTO DI CONSIGLIO COMUNALE N. 69 DEL 28/5/2014?” Una domanda molto semplice a cui bisognava rispondere con un “SI” oppure con un “NO”. Ben 24.000 gelesi si sono recati a votare, il 99% si è espresso per il “SI”. Nella domanda, non scorgiamo nessun capofila, c’era in realtà una possibilità che, forse si sarebbe concretizzata in un nuovo Libero Consorzio, ma il Parlamento Regionale, con una nuova Legge (15/15) ha deciso di lasciare 9 enti intermedi. Ora, visto che era tanto cara al Deputato Arancio, la prima Legge, (8/14), dov’era nel momento in cui c’era da promuovere il referendum? Nessuno lo vide, non pervenuto. Eppure l’ombra che lo sponsorizza invitava la gente ad andare al mare. Ma soprattutto, visto che dichiara che la “Regione è casa mia”, perché non ha fatto in modo che la Legge 8/14 non venisse cambiata? Anche la prima delibera di Consiglio Comunale è stata fortemente osteggiata, “non doveva passare”, ed invece la volontà popolare è stata così forte da concentrare svariate centinaia di cittadini dinanzi la sala del Consiglio Comunale di Gela, a dimostrazione di cosa la città volesse. La stessa cosa, si ripete con la seconda Delibera, quella di adesione alla Città Metropolitana di Catania, nuovamente centinaia di cittadini presenti, tutti favorevoli, dov’erano i contrari? Semplicemente non ve ne erano perché tutti a favore dell’adesione alla Città Metropolitana di Catania, come del resto lo dimostrano i più sondaggi televisivi e sui social in quel momento. Queste dichiarazioni del Deputato Arancio offendono innanzi tutto i 26 consiglieri comunali, che hanno votato la delibera di adesione alla Città Metropolitana, è come se dicesse loro di aver votato ignorando nel complesso la situazione. Infine, un puro atto di disperazione, dichiara in I Commissione ARS che il sottoscritto per un periodo incitava all’adesione del Libero Consorzio di Ragusa, cosa mai fatta, dimostrando ancora una volta la poca conoscenza ed attenzione all’argomento, non avendo per nulla seguito il percorso. Probabilmente le difficoltà di Arancio sono legate alla mancanza di certezze per il collegio elettorale, che potrebbe mettere in dubbio la sua elezione o quella di un elemento a lui vicino alle prossime regionali, ma può una città di 78.000 abitanti appiattirsi su ragionamenti ad “poltronam”? In ogni caso, siamo sempre disposti, qualora il Deputato lo chieda, ad aiutarlo a comprendere Leggi, volontà popolari e rispetto delle istituzioni (in questo caso i consigli comunali) se vuole, anche a dibatterne pubblicamente. Siamo i primi in Italia a modificare i confini dell’ente intermedio con la partecipazione attiva del popolo. Chi è contro la volontà popolare alla fine perde sempre, lo insegna la storia. Filippo Franzone Coordinatore CSAG

 

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