COSA RESTERA’…….. DI QUESTO SANREMO

Dopo il festival, si sa c’è il dopo festival. Ma quando anche il festival e il dopo festival finiscono, coso rimane? Il dopo-dopo festival? No. Rimane un polverone che una volta passato ha mosso ben poche cose. Il mese di marzo, contraddistinto dalla festa della donna, dall’arrivo della primavera, dalla festa del papà, ha un’altra caratteristica: quella di riempire tutte le radio con i brani del festival, che musicalmente parlando, è in questa fase che vengono apprezzati in tutto il loro essere in quanto sono già “sentiti”, sono già ascoltati, e quindi si entra nella fase della “canticchiata”. Certo questo festival ha rispettato gli schemi, non ha dato e non ha tolto nulla, ha semplicemente intrattenuto, con un tipo di televisione elegante, scanzonato, e non volgare. Se l’odience cala, non è certo colpa di Baudo o di Chiambretti. Ma, a mio avviso è la società italiana che, abituata a programmi spazzatura non riconosce più un programma che comunque garantisce professionalità e eleganza, o per lo meno ci prova. I pezzi proposti poi, subiscono anche le influenze del mercato aperto su internet, e nella peggiore delle ipotesi, acquisto un brano di Sanremo a soli 99 centesimi, se non gratis. E allora come poter parlare di brano più venduto? Potremo parlare forse di brano più scaricato (e di fatti i pezzi di Sanremo risultano essere proprio i brani più scaricati). Cosa salvare allora di questo festival? Sicuramente la terza puntata dove i brani si sono ravvivati con i vari duetti, molto apprezzati; il pezzo di Tricarico, che se cantato da Vasco Rossi sarebbe già un tormentone; la conduzione del dopo festival affidata ad Elio la sua band; le foto sexy di Lola Ponce che hanno invaso il web. Bè ognuno tragga le sue conclusioni, in attesa che si avvii l’altro discusso  appuntamento televisivo con la musica: il Festivalbar.


 


 


Andrea Lombardo

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati