Cosa farà l’Italia nella guerra contro l’Isis


“Siamo in guerra, la Francia è in guerra. E chiediamo aiuto all’Unione Europea”. Con queste parole, pronunciate davanti al Parlamento francese, il Presidente della Repubblica Francois Hollande ha sostanzialmente chiesto agli Stati Ue di affiancare la Francia nelle operazioni contro l’Isis in Siria e Iraq. Poche ore dopo, è arrivata la risposta del Consiglio di Difesa della Ue, che ha dato parere unanime all’attivazione della clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 42 del Trattato di Lisbona.


Articolo 42 che recita:


Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa


Cosa significa questa decisione e che conseguenze comporta? Lady Pesc Federica Mogherini ha risposto in maniera sintetica: “La Francia ha chiesto aiuto e l’Europa unita risponde sì”. Ma la questione è ben più complessa e le posizioni sono molto più articolate. A cominciare proprio da quella italiana, che tiene anche conto delle scelte “specifiche” che stanno compiendo le potenze sullo scacchiere internazionale (gli Stati Uniti che sembrano intenzionati a dare supporto all’attività dell’esercito turco lungo i confini con la Siria, la Russia che potrebbe coordinarsi con i francesi).



Il Presidente del Consiglio Renzi ha avuto modo di ribadire poche ore fa la linea italiana: “Qualcuno dice che in queste ore noi siamo stati molto prudenti. Non siamo prudenti, stiamo ricordando a noi stessi qual è il nostro ruolo storico. Siamo determinati contro il terrore ma sappiamo che la reazione produce una Libia – bis, e tutto ci possiamo permettere tranne che una Libia – bis […] Non vinci la sfida semplicemente con le azioni militari […] non ci nascondiamo, siamo in tante partite ma lo facciamo senza dichiarazioni roboanti”. Sintetizzando poi: “Siamo pronti a ogni tipo di intervento, ma azioni militari non bastano”.


Una linea sposata in pieno anche dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, che pure era stata protagonista di una intervista che aveva fatto discutere subito dopo i fatti di Parigi. Ora la Pinotti precisa meglio il suo pensiero: “L’Italia fa già molto perché siamo tra i primi contingenti in Iraq per la lotta all’Isis e ha assicurato alla Francia la massima disponibilità rispetto alla collaborazione del nostro Paese. Non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq nel senso che lo stiamo rafforzando”.


Tra le misure in discussione in Parlamento vi è in effetti già la possibilità di portare da 500 a 750 i militari impegnati in Iraq, ma l’impegno dell’Italia potrebbe riguardare ambiti diversi da quello strettamente militare. Lo spiega sempre la Pinotti, ribadendo il concetto espresso da Renzi: “La lotta al terrorismo non si gioca soltanto con lo strumento militare. C’è il tema della propaganda sul web, quello dei finanziamenti, quello delle indagini e dell’intelligence. Quindi ritengo che le possibilità per collaborare maggiormente possano essere molte […] anche in relazione al fatto che la lotta al terrorismo avrà tempi lunghi e quindi dobbiamo lavorarci con estrema attenzione, mettendo a fuoco gli strumenti necessari e coordinando tutti gli interventi”. Del resto, come ricorda Panorama, “attualmente l’impegno del nostro Paese sul fronte anti-Isis è quello di supporto alle forze di sicurezza irachena nell’ambito dell’operazione militare “Inherent Resolve”, guidata dalle forze armate Usa contro lo Stato Islamico di Iraq e del Levante (Isil) che include sia la campagna in Iraq che quella in Siria”. Insomma, l’Italia è già impegnata contro l’Isis e non è per ora in discussione la partecipazione ai bombardamenti delle postazioni del califfato in Siria.


 


La sicurezza interna
Come noto, nelle ore immediatamente successive agli attentati di Parigi, si è tenuta la riunione del Comitato nazionale ordine e sicurezza pubblica, presieduto dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ed è stato convocato a oltranza il Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Il livello di allerta è stato portato a 2 (il livello massimo è il terzo, che si attiva in caso di attacco diretto); sono state attivate le questure per alzare il livello dei controlli nei luoghi strategici; sono stati convocati i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza si è tenuta una riunione di coordinamento per la questione Giubileo, con la mobilitazione “anticipata” di 700 militari. Non è in discussione la possibilità di ulteriori interventi normativi “straordinari”, in particolar modo sul fronte immigrazione, ma il Governo intende aumentare i controlli alle frontiere (su tutti i valichi, strade, ferrovie, porti e aeroporti). Resta ovviamente l’impegno per l’identificazione dei migranti che sbarcano sul nostro Paese, questione che si intreccia con le raccomandazioni europee per l’apertura degli hotspot.


Stando a quanto riporta La Stampa, vi sarebbe poi un elenco di eventi che vengono tenuti maggiormente sotto osservazione dalle forze dell’ordine dopo i sanguinosi attentati di Parigi.


 



 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati