Caso Regeni, Egitto accusa: “Italia sfrutta politicamente il caso”. Ue al fianco di Roma

Dopo il nulla di fatto nell'incontro tra la delegazione del Cairo e i pm romani è ormai è scontro aperto tra l'Italia e l'Egitto sul caso di Giulio Regeni, il ragazzo italiano brutalmente torturato e ucciso nella capitale del Paese nordafricano. Dopo il richiamo in patria dell'ambasciatore italiano e  l'annuncio di nuove misure diplomatiche da parte del nostro Ministro degli esteri Paolo Genitolini, dall'Egitto infatti arrivano ora critiche dirette alla politica italiana accusata di voler sfruttare il caso a fini politici. In particolare dopo "l'irritazione" espressa ieri dal capo della diplomazia egiziana Sameh Shoukry al suo omologo italiano, è stato il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abou Zeid, ad accusare l’Italia di "sfruttare il caso Regeni per questioni interne". In una telefonata trasmessa da una tv privata egiziana, il portavoce ha spiegato che il governo italiano "è sotto grande pressione da parte dell'opposizione" e che il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi "si è dimessa sullo sfondo di accuse in un caso di corruzione".

 Per questo "il pericolo che avvertiamo è il tentativo di politicizzare questo dossier", cosa che "non è nell'interesse dell'inchiesta o delle relazioni" italo-egiziane ", ha detto Abou Zeid ribadendo l'incostituzionalità della richiesta di Roma sui tabulati. L'Italia dal suo canto, mentre valuta le nuove mosse da mettere in cantiere, ora cerca appoggio in Ue dove lo staff di Federica Mogherini ha già annunciato di volersi "confrontarsi sul modo migliore in cui sostenere le decisioni italiane nei confronti dell’Egitto sul caso Regeni". Contatti però saranno attivati anche con i singoli Paesi e con le Nazioni Unite con lo scopo di isolare diplomaticamente l'Egitto e costringerlo a collaborare alle indagini condividendo le informazioni sull'inchiesta. "Regeni fu catturato in piazza Tahrir" Intanto proprio dai dati in possesso degli inquirenti italiani emergerebbe un quadro molto diverso della scomparsa di Regeni rispetto a quanto era noto fino ad ora. Come riporta il quotidiano "La Repubblica", infatti, il ricercatore non sarebbe stato sequestrato nel tratto di strada tra la sua abitazione a Il Cairo e la metro di Dokki, ma in piazza Tahrir. Il cellulare di Regeni infatti si sarebbe agganciato alla cellula della piazza quel 25 gennaio giorno della sua scomparsa. Non solo, proprio in quella piazza quel giorno operavano gli uomini della Sicurezza Nazionale del generale Shalaby che al termine delle operazioni parlarono di alcuni stranieri arrestati.

Una notizia confermata da un giornale locale il giorno dopo in un articolo ora tradotto dal quotidiano italiano: "Il generale Khaled Shalaby ha affermato che sono in corso accertamenti su un individuo di nazionalità straniera arrestato all'interno di un caffè (… ) È stato accertato che è straniero e cerca di mobilitare e indurre a scendere in piazza in occasione della ricorrenza della rivoluzione del 25 gennaio, fatto che ha portato a un alterco verbale tra lui e un cittadino a seguito del quale è stato denunciato alla polizia e arrestato. Nel confronto con gli uomini del Dipartimento investigativo, il giovane straniero ha negato di avere incitato i giovani ad opporsi allo Stato, ha sostenuto che i suoi spostamenti nelle zone popolari d'Egitto gli servono per imparare il dialetto egiziano".

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati