CANALE 5 MANDA IN ONDA «L’ULTIMO PADRINO» CON MICHELE PLACIDO. NUOVE POLEMICHE

Le fiction sulla mafia continueranno ad imperversare sugli schermi televisivi. A corto di idee, gli autori di Mediaset e della Rai continuano a copiarsi. Dopo il periodo “religioso”, con la produzione di fiction su Padre Pio e santi vari , ora è arrivato il periodo “mafioso”.
Il fatto  è che raccontare la mafia in una fiction prelevando a piene mani dalla realtà rende inevitabile , nonostante le premesse, le precisazioni  e le sceneggiature studiate per mettere in cattiva luce i capi di Cosa Nostra,  un processo di “mitizzazione” di figure negative che hanno ordinato, per decenni, omicidi e stragi.
Il problema non è come se ne parla, ma il fatto che se ne parli. Si costringe la gente ad esprime giudici su fatti e personaggi troppo recenti,  offerti al pubblico senza la freddezza della ricostruzione storica o giornalistica, ma attraverso la “spettacolarizzazione” che presuppone un coinvolgimento emotivo che non sempre va nella direzioni in cui gli autori e gli sceneggiatori delle fiction pensano
Dopo “il capo dei capi” molti ragazzini , in Sicilia, si sono appropriati delle frasi e degli atteggiamenti di Totò Riina come una volta si faceva con le celebri frasi del film americani e la battute di John Wayne . Un fenomeno negativo , pericoloso, in cui è evidente un processo emulativo innescato da un tipo di coinvolgimento non desiderato e non previsto dagl’autori.
Ci scuserà il bravo Michele Placido se guardiamo con sospetto alla messa in onda de “L’ultimo padrino”, miniserie in due puntate, su Canale 5 il 13 e 14 gennaio, dedicata alla cattura di Bernardo Provenzano. Purtroppo le premesse ci sono tutte : autori, registi e attori si sono affannati in questi giorni a precisare che l’intento è quello di valorizzare il lavoro svolto dagl’investigatori.
Ma è lo stesso Placido, in una sua dichiarazione a Repubblica, che ci lascia molto perplessi. L’attore vede “analogie fra Provenzano e Padre Pio, poi uno è andato verso il Male e l’altro verso il Bene. E’ come se il boss abbia fatto un ritiro spirituale di venticinque anni  che gli ha permesso di perfezionare la sua intelligenza, superiore a quella di almeno il cinquanta per cento dei nostri parlamentari, e di tenere in scacco politici, magistrati, poliziotti. Un fascino sinistro ma attenzione – precisa Placido – perché resta un criminale”.
E’ evidente la buona fede di tutti , ma è altrettanto evidente come non si ci renda conto della necessità dei siciliani di affidare alla storia il giudizio su questi personaggi spietati e malvagi.
Non dimentichiamo, inoltre, che Falcone e Borsellino sostenevano che la mafia la si combatte anche  distruggendo alcuni miti che circondano i capi di cosa nostra,  visti spesso come esseri superiori in grado di sottrarsi alla giustizia e alla legalità grazie alla loro intelligenza.
Mi domando cosa sarebbe accaduto se , a pochi anni della morte di Hitler, si fosse realizzato una fiction che in qualche maniera metteva in luce le capacità e l’intelligenza superiore del dittatore  tedesco.


 


 


Nicola Lo Iacono

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati