CAMPAGNA ELETTORALE. ALLA FINE AVREMO LA SOLITA ITALIETTA POLITICA ?

Una scelta difficile attende gli elettori. Mai come questa volta è importante decidere bene.
Quello che si sta inaugurando in questi  giorni è un periodo molto impegnativo sia per i partiti che per i cittadini-elettori.  Più  che di campagna elettorale , quest’anno,  parlerei  di  distesa elettorale.
Voteremo per rinnovare il Parlamento, l’assemblea regionale ed il presidente della regione, il consiglio provinciale e il presidente della provincia ed in fine, il alcuni comuni,  il consiglio comunale ed il sindaco.
Ci aspettano tre mesi  di promesse,  richieste di voto,  comizi, polemiche,  discussioni ,  dubbi amletici su chi votare, ecc. In gran parte il futuro dell’Italia, della Sicilia e delle realtà locali verrà deciso in questi novanta giorni perché , per quanto si possa parlar con toni negativi della politica e dei politici, sono loro a decidere le sorti , nel bene o nel male, della vita sociale ed economica di questa nazione.
La politica , in verità, affronta questa verifica, in un momento molto difficile. Chiunque governerà l’Italia si troverà ad affrontare la recessione economica,  la crisi delle banche che con molte probabilità investirà anche l’Europa, le emergenze del  territorio, prima fra tutte quella dello smaltimento dei rifiuti in Campania, l’emergenza energetica , il caro-petrolio e così via.
Se tutti noi votassimo seguendo il principio di mandare i migliori candidati a governare , tenendo conto che occorre un ricambio generazionale visto che chi ci ha governato in questi ultimi vent’anni non ha saputo o potuto o voluto dare le giuste risposte, avremmo una classe politica più adeguata ai tempi e alle necessità contingenti. Ma non sarà così. Pochi di noi votano tenendo conto delle capacità del candidati, molti si lasceranno condizionare dalle promesse, dalle amicizie , dalle parentele e dalla necessità di fare o ricevere cortesie. Così a fine giugno è molto probabile che ci ritroveremo la solita “italietta politica” con i soliti politici, alle prese con le solite promesse non mantenibili.
Nei bar oggi incontri gente che ti dice “ci vorrebbe una rivoluzione !” , ma quando entrano nella cabina elettorale, dove la rivoluzione potrebbero farla  con una matita, vengono presi dalla sindrome  di “voto promesso” convinti che tanto la loro decisione è ininfluente sul  loro futuro e su quello dei loro figli . Questo tipo  di elettori rappresentano il  settanta percento di chi si reca alle urne , ma la cosa interessante e che è possibile che non siano loro a decidere le sorti delle elezioni. Il trenta percento degl’attuali indecisi, che rappresentano l’obiettivo principale di tutti i partiti, potrebbero fare la differenza.
Il vero problema è che nessuno spiega agl’italiani, a quegl’italiani che vogliono fare una libera scelta e che fanno parte di quel trenta percento, come decidere il candidato ed il partito per cui votare.
I programmi elettorali sono simili, come sono simili le cose che dicono i leader nazionali e locali. Sebbene in alcuni casi  vi siano delle differenze sostanziali  , sappiamo tutti che l’applicazione della politica annunciata e cosa ben diversa da quella realizzabile.  Non  resta che concentrarsi sui candidati valutando non il loro carisma o la loro capacità comunicativa ma la loro levatura morale, il grado di rinnovamento che possono introdurre  o che hanno introdotto,  le loro conoscenze e le loro capacità in tema di amministrazione della cosa pubblica. Decidere attraverso questi parametri  significa “fare la rivoluzione” : riconquistare il diritto di voto come scelta democratica e non vederlo come dovere o cortesia nei confronti di qualcuno.
Certo è’ opportuno valutare anche il loro passato politico , gli obiettivi che hanno raggiunto a favore della collettività, ma attenzione a non esagerare con l’esperienza perché altrimenti voteremo i  mestieranti della politica che della politica hanno fatto, o tentano di fare, solo un orticello personale.
Non resta che tenersi informati su cosa dicono i singoli candidati, su cosa hanno fatto nel loro passato e cosa intendono fare per il futuro della  nostra collettività.
Poi….. se voterete per l’amico, il parente, il cognato , l’amico del’amico solo per “cortesia”  o per convenienza personale,  per favore non andate nei bar a parlare di rivoluzione. Non ne avete alcun diritto.


Nicola Lo Iacono


 

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati