Andamento del settore nautico in Italia: dal super yacht alle moto d’acqua


L'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali dell'industria navale, con una quota mondiale di circa il 37% di yacht con lunghezza pari o superiore ai 24,35 metri. Una cantieristica nautica prima al mondo per surplus commerciale, cioè la differenza tra quello che esportiamo e quello che importiamo, con valori di produttività doppi della Germania ed ancor più alti rispetto a grandi potenze industriali come la Francia e gli Stati Uniti. Un settore che, nonostante una naturale contrazione globale dovuta alla crisi, sta tuttavia mostrando ottimi segni di ripresa ed un andamento positivo. Come altrettanto significativo per la nostra economia è che, non solo vendiamo molto bene le nostre imbarcazioni, ma molti degli stranieri che le comprano tornano poi nel Mediterraneo, soprattutto a passare le proprie vacanze in estate, implementando il nostro turismo balneare. Emilia Romagna, Marche, Liguria e Friuli Venezia Giulia le regioni con il più alto tasso di strutture portuali; 546 porti turistici italiani in totale per un giro di affari che vale circa 27,5 miliardi, cui si aggiungono marine, darsene, spiagge attrezzate e tutto il mercato del refitting, che copre anche la stagione invernale con cure, manutenzione e riparazioni.

Se, come abbiamo anticipato, il primo dato da rilevare è che il 76,8% della produzione italiana viene esportata, con una prevalenza di compratori americani che attualmente rappresentano una fetta pari al 49,3%; il secondo elemento caratterizzante è che si tratta in pratica esclusivamente della produzione di grandi yacht sopra i 30 metri di lunghezza. A differenza delle imbarcazioni più piccole, infatti, questa tipologia di super yacht non ha subito particolari cali di produzione né di vendita poiché banalmente a livello mondiale ci sono meno ricchi, ma sempre più ricchi, soprattutto fuori dall'Italia. Chi può spendere, spende bene e di più. Ancora più positivi sono perciò i dati relativi alle barche di fascia superiore, quelle che sono di lunghezza dai 50 metri in su, che vedono l'egemonia dei concorrenti olandesi e tedeschi.

Per questo anche gli italiani come Fincantieri, Benetti o Palumbo stanno pensando ad ampliare la produzione sopra i 70 metri e puntare ad un mercato estero di livello più alto che in questo momento paga di più. Inutile perciò specificare di quanto siano rovinosi i dati della produzione delle barche medio piccole, soprattutto per quanto riguarda la domanda interna. Questo è dovuto in parte senza dubbio ad una problematica di natura economica in cui il ceto medio fa più fatica a concedersi degli extra, ma in parte anche causato da una mancanza di cultura nautica nel nostro Paese, che piuttosto addita e punisce chi ha una barca e che, in clima di austerità, non la ritiene una priorità. Ripartire dalla passione per il mare, decriminalizzare il settore dando un messaggio chiaro da parte della politica e non far passare chi va in barca come un evasore o, peggio, come un criminale, sono la strada giusta per far ripartire questo settore della nostra economia interna.

Basta pensare che una piccola barca sotto i 10 metri è facile da usare, può essere utilizzata per stare insieme alla famiglia, per divertirsi con gli amici o pescare e va ricordato che per alcune motorizzazioni non serve nemmeno la patente.

Ma soprattutto va assolutamente smentito che serva essere milionari per godersi il mare: esistono infatti numerose soluzioni, come appunto le imbarcazioni più piccole o le moto d'acqua. Proprio per queste ultime esiste un florido mercato secondario, come testimoniano gli annunci per la vendita di moto d'acqua usate presenti sul portale Usato.it, sito di riferimento per chi cerca di acquistare prodotti di seconda mano a prezzi convenienti.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati