Ancora sul debito pubblico

 Finalmente il Governo ha varato il provvedimento “Fondo Atlante” nel tentativo di salvare due Istituti di Credito ubicati nel Veneto e, forse, per potere essere utilizzato anche da altri Istituti di Credito. Di fronte alla dilagante crisi delle banche, causate anche dalla cattiva informazione sull' effettivo rischio delle cosiddette “sofferenze bancarie”, il Governo ha trovato una soluzione che dovrebbe attenuarne gli effetti negativi. E' lo stesso Governo che continua a nicchiare per quanto riguarda il problema del debito pubblico. Il 7 settembre 2013 commentando la dichiarazione del Prof. Pitruzzella Presidente dell'Antitrust che, trattando dell'entità del nostro debito pubblico, aveva affermato “

Prima di pensare a vendere quote di società pubbliche, come ENI e ENEL, sarebbe più opportuno concentrare l'attenzione sulle dismissioni dell'enorme patrimonio immobiliare pubblico”, avevo sottolineato che la dismissione del patrimonio si trascina da tempo, sempre promessa dai governi che si sono succeduti negli ultimi vent' anni, ma mai realizzata. In quell'occasione avevo prospettato la possibilità di conferire in un fondo tutte le partecipazioni mobiliari ed immobiliari , valutate allora oltre 500/mila miliardi e richiedere agli Istituti di Credito, allora in fase espansiva, alle Società di Assicurazioni ed Immobiliari, alle grosse Finanziarie ed ai privati di sottoscrivere il relativo capitale che avrebbe consentito di ridurre del 25% il debito pubblico di allora. I sottoscrittori avrebbero avuto la possibilità di vedere ben remunerata la loro partecipazione nel medio termine, con il superamento della crisi che allora era molto più pesante di quella di oggi.

Dopo tutto quello che recentemente è venuto fuori: migliaia di immobili situati in zone particolari ( centro di Roma, con vista del Colosseo , in prossimità del Vaticano all'interno della Reggia di Caserta) occupati senza pagare alcun canone, o con canoni che vanno da tre a cinquanta euro al mese, si comprende il vero motivo perché la dismissione del patrimonio immobiliare rappresenta un problema serio, che la nostra classe politica non vuole risolvere perché la gran parte degli occupanti è direttamente ed indirettamente collegata alle caste politiche e dell'alta dirigenza pubblica. La situazione accertata a Roma e a Caserta rappresenta solo la punta di un iceberg, dal momento che situazioni analoghe si irradiano su tutto il territorio nazionale. Di fronte al mancato realizzo di cospicui canoni c'è la grande spesa che tutti gli Enti pubblici sostengono per la locazione di immobili da utilizzare direttamente. Un caso limite è stato da me segnalato con un articolo pubblicato il giorno 11 novembre 2013 dal titolo “Spesa pubblica e partecipazioni statali” nel quale tra l'altro è scritto:: “ Il Ministro Passera (Governo Monti) portò all'attenzione del Consiglio dei Ministri la liquidazione della società ARCUS, partecipata al 100% definita un carrozzone, inutile cassaforte dei Beni Culturali che fin dalla sua costituzione è sempre stata alla ribalta delle cronache negative per avere distribuito finanziamenti a pioggia in maniera clientelare. La società è in vita e non è stata ancora iniziata alcuna procedura di liquidazione. La stessa società ha una sede a Roma in Via Barberini ove operano dieci dipendenti e spende per il solo canone di affitto ben 18/mila euro al mese.” Soltanto un mese fa, esattamente il 16 marzo, la società ARCUS non è stata liquidata ma incorporata nella società Ales, partecipata dal Ministero dei Beni Culturali al 100%, società che negli ultimi anni ha presentato bilanci sempre in rosso. Si è trattato non di un matrimonio d'interesse ma di convivenza tra raccomandati.

Angiolo Alerci

 

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