ACQUA: IL GOVERNO VUOLE ABOLIRE GLI ATO IDRICI. ARRIVANO I PRIVATI?

La notizia è di quelle che passa inosservata , ma che avrà nel prossimo futuro una ricaduta diretta sulla vita di tutti giorni di ognuno di noi. Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali, in discussione alla Camera, è stato presentato un emendamentoche elimina gli Ato (ambiti territoriali ottimali) dell’acqua.. La competenza della gestione dell’acqua passerà direttamente alle regioni. E’ una indicazione importante per il governo siciliano impegnato in questi giorni nella riforma degl’Ambiti Territoriali Ottimizzati. L’abolizione dei fallimentari carrozzoni potrebbe far pensare ad un ritorno della gestione idrica in mano ai comuni ma, sapendo con quale metodo vengono affrontati i problemi nella nostra regione, è facile intuire che la politica non mollerà un business così importante dal punto di vista clientelare e di spartizione di risorse fra i partiti. L’acqua è un bene primario ed è un affare che le grosse multinazionali hanno fiutato da tempo. Gli Ato , seppur gestiti in maniera becera, erano l’ultimo baluardo contro la privatizzazione. Nell’immediato futuro i comuni, costretti a rispettare i patti di stabilità, dovranno fare ricorso ai privati per gestire le reti idriche e questo attiverà un processo di speculazione sui cittadini senza precedenti. Prendiamo il caso di Piazza Armerina. Una zona ricca d’acqua, che oggi “compra” il prezioso liquido dalla diga Ancipa, potrebbe essere costretta ad affidare il servizio di manutenzione della rete idrica ad una ditta privata. Il comune non ha infatti le risorse per potere affrontare una gestione diretta perché da un lato il piano di stabilità , dall’altro la diminuzione dei trasferimenti di risorse dalla regione agli enti locali (quest’anno la regione siciliana farà affluire700.000 euro in meno nelle casse comunali) impediscono un’operazione di questo genere. In base all’attuale normativa, sforare il patto di stabilità, ovvero quel patto che obbliga i comuni a mantenere un certo equilibrio tra entrate ed uscite, implicherebbe una tale diminuzione di trasferimenti dalla regione da porre l’ente locale in dissesto finanziario. La soluzione affinché si evitino speculazioni sull’acqua è semplice: la regione dovrebbe predisporre i necessari trasferimenti per la gestione idrica ai comuni, scalando i finanziamenti in base alle necessità e alla capacità degl’enti locali di rivendere acqua ai comuni limitrofi. Piazza Armerina ha nel proprio sottosuolo tanta di quell’acqua da potere offrire ai cittadini un prezzo molto più basso di quello che pagano adesso e , senza pesare sulle casse regionali, potrebbe coprire tutti i costi di gestione della rete idrica, tenendo anche conto della sostenibilità ecologica di questa operazione, rivendendo il surplus ai comuni vicini,. Mirabella, ad esempio, potrebbe acquistare acqua dal nostro comune e ricevere dalla regione i contributi necessari all’operazione. L’acqua è un bene la cui distribuzione non deve essere affidata a privati , ma ho forti dubbi che la politica sappia portare avanti un sistema che tenga conto di questa necessità. Sono troppi gli interessi in gioco e tra questi non c’è il bene della collettività.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati