Abolizione vitalizi: M5s per il sì a legge Richetti

È approdata alla Camera la proposta di legge Richetti sul taglio dei vitalizi: la discussione nell’aula di Montecitorio ha avuto inizio alle ore 15 di ieri e proseguirà questa mattina. Durante la discussione è andato ad assistere ai lavori dell'Aula anche il leader e garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. La discussione si è aperta con la votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da Forza Italia e Alternativa Popolare: la Camera ha respinto le due pregiudiziali con 300 voti contrari e 68 favorevoli.

Il testo, che potrebbe subire modifiche rilevanti in sede di discussione degli emendamenti, dovrebbe ricevere il via libera della Camera già questa mattina, per poi passare al Senato. Sulla carta, l’approvazione a Montecitorio dovrebbe essere agevole, visto che hanno annunciato di sostenere il provvedimento Pd, M5s, Lega e FdI, oltre a una parte di Forza Italia che ha sottoscritto la legge. Possibili, comunque, defezioni anche all’interno dello stesso Pd che la legge l’ha proposta con Matteo Richetti, nonostante il capogruppo Ettore Rosato abbia assicurato che il gruppo voterà compatto. In ogni caso, ci si aspetta che i contrari usciranno dall'Aula non incidendo quindi sul computo totale dei voti.

La proposta di legge Richetti
Il testo, approvato in commissione Affari Costituzionali della Camera a maggio, ha subito poche modifiche nel suo iter prima di arrivare in Aula. Si tratta di una legge che prevede l’introduzione del calcolo contributivo per le pensioni dei parlamentari che verranno quindi equiparate a quelle dei dipendenti statali. Così facendo vengono aboliti i vitalizi, applicando inoltre il sistema contributivo non solo ai parlamentari in carica ma anche a quelli che percepiscono gli assegni vitalizi per aver ricoperto il ruolo in passato.

Con questo nuovo testo, per avere diritto alla pensione sarà necessario aver esercitato il mandato per almeno cinque anni e la pensione si inizierà a percepire al compimento dei 65 anni di età. Tra le modifiche della commissione, una ha riguardato il fatto che le pensioni dei parlamentari non potranno essere superiori rispetto al trattamento percepito al momento dell’entrata in vigore della legge.

Già tra il 2011 e il 2012 Camera e Senato avevano deciso di trasformare il regime previdenziale dei parlamentari applicando il sistema contributivo ed equiparandolo a quello dei dipendenti pubblici. Con quel meccanismo si salvaguardava soltanto il pregresso, ovvero gli assegni degli ex parlamentari o di chi è parlamentare da più legislature.

Richetti, che ha proposto la legge, si aspetta che ci saranno dei ricorsi da parte degli ex parlamentari che si vedranno tolto quello che il deputato Pd definisce un privilegio. Di recente, da più parti è stato paventato il rischio che la legge sia incostituzionale. “Ci saranno ricorsi, lo so, ma se c’è una ingiustizia come quella di regalare 2.500 euro a qualcuno che ha messo piede in Parlamento un solo giorno, il legislatore deve porvi rimedio”, ha detto intervistato dal Gr1. “Mi fa molto piacere che si uniscano i grillini – ha affermato Richetti – ma loro hanno firmato questa legge solo poche settimane fa, mentre questa legge è depositata dal 2015. Se avessero voluto fare sul serio, perché in questi due anni non si sono uniti alla battaglia lasciando che sulla proposta ci fossero solo 80 firme, tutte del Pd?”.

Il testo potrebbe subire qualche modifica durante l’esame dell’Aula. Potrebbero essere approvati alcuni emendamenti: uno che farebbe tornare in capo alle Camere il diritto di erogare gli assegni e un altro riguardante il capitolo sulle regioni e quello sulla reversibilità che potrebbero essere rivisti. Probabili, inoltre, l'adeguamento alla legge Fornero (emendamento proposto da Richetti) e cambi sulle sanzioni alle regioni che non si adegueranno alla nuova normativa.

 

Questo articolo è antecedente al 13 marzo 2018. Clicca qui per eventuali allegati